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Polonia, terra d'estremi. Al grande pubblico vengono immediatamente in mente le gesta dei deathster Vader o dei death-blackster Behemoth, ma il grind lo portano in dote questi Antigama, paladini di un grindcore eversivo, veloce, con velleità di pescare nella forma estrema del progressive e dalle tinte futuristiche che rimandano ai Voivod. La presentazione è pesante da portare, all'ascolto come sembrano? Il frullatore stilistico Antigama non lascia scampo, mescolando rasoiate in stile grind con rallentamenti "thrashy e più rock oriented", il tutto martoriato da un suono di batteria a tratti osceno e sicuramente ricercato perchè suoni così (forse solo Lars Ulrich potrebbe andarne fiero, ma tant'è...). Il cannibale alla voce guida i quattro polacchi verso le giugulari scoperte dei metallari giovani, mentre quelli più scafati hanno di che cercare fra rimandi e giochi di potere fra chitarre a muro e una batteria che mena fendenti come una dannata. Unico difetto del disco è dato da certi passaggi forse un pò troppo "ovvi" e studiati e alcuni passaggi non propriamente convincenti.
Se l'apertura vede il lato maggiormente rock filtrare fra i tempi iper-tirati del grind (Disconnected, ma viene ripreso anche nell'inizio estremamente groovy di Lost Skull), le successive sono violenze sonore all'arma bianca. Le infiltrazioni delle sensibilità "progressive" e la mescolanza con dosi imponenti di death consente agli Antigama di non essere l'ennesima band che si cimenta con il grindcore e l'ossessività dei brani (le ripetizioni di War o le percussioni insistenti Heartbeat) non è altro che straniamento dalla società e più veloce e incazzato si fa il suono, più la denuncia si fa trapano nel cervello. Dove il grind non può arrivare con i suoi canini rabbiosi, ecco dove i polacchi si distaccano dal resto dei grindcorer: Sequenzia Dellamorte è atmosferica e inquietante, ottima per essere ripresa nei classici film horror di serie B e i succitati rimandi ai franco-canadesi Voivod si fanno leggermente più chiari, mentre Paganini Meets Barbaplex mette sotto speed e pejote un pianobar e rende malato il lounge finemente jazzato proposto dall'orchestrina. Ma la pausa non è altro che strutturale e il vero obiettivo di Warning non è altro che quello espresso nella decima traccia: You Have The Right To Remain Violent.
Warning si chiude con la traccia meno comune per un disco grind, un'atmosferica e spaziale Black Planet, con tastiere ed effetti a creare il vuoto siderale.
Se un giorno o l'altro il cinema dovesse richiedere il grindcore come colonna sonora di un film, Warning calzerebbe a pennello. La colonna sonora di una società che si sta suicidando.
Piena fiducia agli Antigama: limate alcune imperfezioni e fatta ancora più personale la proposta staremmo a parlare di un vero punto d'approdo del filone più intellettuale del grindcore, per il momento, invece, siamo di fronte ad un buon disco con potenzialità enormi di crescita.
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