|
Ennesima dimostrazione della vitalità dell’underground italiano.
Dopo l’album d’esordio “Gazing at the winter moon” torna su questa pagine con un altro album autoprodotto la one man band.
Quello che ci troviamo ad ascoltare è black metal che sa unire le gelide sferzate del canonico suono norvegese con momenti relativamente più rallentati.
Proprio queste alternanze compongono uno dei punti di forza in grado di non stufare neanche nelle composizioni più lunghe,si pensi agli 8 minuti di “Fuochi dell’odio” dove il feroce assalto sonoro pian piano va a placarsi fino alla quiete dell’ultimo minuto e mezzo oppure all’altrettanto lunga “The priest”.
Continuando sui punti a favore troviamo gli assoli,buone melodie ben strutturate e messi sempre al momento giusto con dimostrazione di gusto.
Passando al cantato la voce è cattiva come dev’essere,amalgamata alla musica e l’inserimento di parti in italiano conferisce quel qualcosa in più.
Promosso senza riserve soprattutto se si pensa che il tutto è frutto di una sola persona.
|