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Appena metto il Cd nel lettore e le prime ululanti note arrivano alle mie orecchie, mi sembra di essere scaraventato di colpo nel bel mezzo di una notte scandinava. Il suono, freddo e veloce, con abbondanza di blast-beat e chitarre zanzarose (come da contratto) mette subito in chiaro che i padrini di questo gruppo si possono trovare nella scena svedese del black metal. A guardar bene l'opera di questi Cataplexy, l'occhio si posa sulla provenienza del terzetto: Giappone. E qualcosa incomincia a turbare l'ascolto. Sarà che tutto è praticamente dove dovrebbe essere, l'accelerazione in quel posto, il rallentamento nell'altro o la blasfemia varia ed eventuale... ma il senso di troppo ordine, di "black-metal-standard" incomincia a farsi strada. Non c'è niente che, formalmente, non va in questo "... Lunar Eclipse, Chaos to the Ruins...", niente di sbagliato. Manca però innovatività e anima (nera). Manca coraggio da parte dei giapponesi (compresa ovvia copertina in bianco/nero, con rovina e luna piena) e manca, ovviamente, essere all'interno di una scena (che potrebbe essere un elemento positivo se sfruttato a dovere). I Cataplexy suonano bene, suonano veloce e suonano feroce, ma esattamente da manuale del black metallaro svedese (sottotitolato giapponese). I nomi e i titoli lasciano un pò il tempo che trovano.
Non ci siamo. Dal black vogliamo odio, disgusto, profonda avversione, veleno, libertà, un urlo disperato... ma lo vogliamo di prima mano e non artificiosamente messo insieme. Non lo accetto con i gruppi swedish di provenienza IKEA, non vedo perchè transigere quando proviene dalla terra dei samurai.
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