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Prima di tutto: fate una risoluzione ONU per vietare assolutamente i titoli in latino a chi non conosce la lingua. Soprassedendo all'ennesimo titolo dal latino casereccio, ci troviamo di fronte al nuovo disco di Lord Ahriman& Co.: “Angelus Exuro Pro Eternus”. Registrato in casa (agli Abyss Studios di un certo Peter Tagtgren... produzione fuori concorso, eccezionale per pulizia e potenza), “Angelus...” consta in nove brani di puro swedish black metal à la Dark Funeral e di – udite, udite – quelle che da noi poveri ascoltatori sono state ribattezzate “black ballads” o “necro-ballads”. Ma andiamo con calma a sviscerare l’album; i Dark Funeral innestano la baionetta e si gettano immediatamente all'assalto con “The End of Human Race”, tappeto di doppia, riffing swedish black ed Emperor Magus Caligula che scartavetra l'ugola in screaming violenti. Buon brano, ma se ne sentono molti così ormai, stesso discorso si può fare anche per la title track. Il riffing iniziale di “The Birth of a Vampir” sembra fregato di sana pianta ai conterranei Marduk, mentre il resto del brano sosta su un blast beat incessante e sullo screaming vetriolico del singer. A questo punto parte la prima di una serie di brani, dal sapore catchy, non propriamente vere e proprie ballad (o almeno come di solito si intende quando si parla di musica pop), ma, rispetto al tenore a cui la band ci ha sempre abituato, sicuramente questo sarà un cambio che sconvolgerà i più deboli di cuore. “Stigmata” si fonda sul classico blast beat e sulla doppia a rischio convulsione, lo screaming di Emperor Magus Caligula si fa più roco e sfiora lidi growl, mentre le sei corde di Lord Ahriman e Chaq Mol sfoderano riffing incessante e qualche concessione melodica. Riffing pulito e rotondo sotto il drumming di Dominator per la successiva “My Funeral”, brano banalotto e non particolarmente necessario all’interno della rosa delle tracce. Anche in questo caso la fredda componente black svedese viene contaminata da forti componenti melodiche , tanto da non andare distante da rimandi a certe cose dei norvegesi Dimmu Borgir o dei compianti Dissection. “Demons of Five” parte cadenzata, massiccia e sorretta da riff brucianti, Emperor Magus Caligula sputa un growl tombale nel microfono e con il suo andamento meno "convenzionale"; dà una leggera ventata di freschezza ad un disco fin qua sufficiente. Il riffing circolare e ossessivo di Declaration of Hate apre per le due tracce finali di questo “Angelus Exuro Pro Eternus”. “In My Dreams” si fonda su un riffing sostanzialmente ripulito e dal vago sentore heavy, la melodia filtra nuovamente nelle partiture di chitarra e non si può certamente dire che il singer non ci si metta d'impegno per fornire una prestazione magniloquente (spazia fra vari tipi di screaming e il growl nella traccia). Questa, entra di diritto nelle suddette necro-ballad, capace di far gettare al vento reggiseni alle giovani pseudo-black metallers o mettere la lacrima posticcia ai nuovi blackster. Ultima ma non per demeriti è “My Latex Queen” e qua il gruppo ritorna a digrignare i suoi satanici canini. Brano veloce, blast beat a vendere e doppia cassa che pare un continuum. Il riffing ritorna sporco e dalle chiare radici swedish black metal. Un finale in (ri)salita dopo qualche traccia eccessivamente pulita e ammiccante.
Ai Dark Funeral va riconosciuto il fatto di non cavalcare il mercato pubblicando un album all'anno ma di far uscire qualcosa solo quando ne sono realmente convinti, eppure questa volta la sensazione di aver toppato appare tangibile, già ad un primo ascolto. Ora come ora “Angelus…” assume solo la forma di un altro cd sullo scaffale. E cosa più grave o più bella (dipende dal punto di vista e dai gusti dell’ascoltatore), sono le canzoni più commerciali, le migliori, perché offrono una possibilità di cambiamento e perché no, di discussione, cosa che verrebbe a mancare di fronte ad un disco fotocopia e francamente noioso.
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