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Il dopo Ad Majorem Sathanas Gloriam è un grandissimo punto di domanda, a cui questo Quantos Possunt Ad Satanitatem Trahunt (da ora QPAST) cerca
di dare una risposta. Gaahl e King Ov Hell se ne sono andati (formando prima i God Seed e, in breve, sciogliendo il gruppo...), mentre Infernus rimane a capo della macchina true-norwegian black metal Gorgoroth - nonchè del suddetto marchio-, con tutto il carico di speranze/dubbi/incertezze che questo comporta.
Le sonorità che si aspettano sono quelle di album seminali e fondamentali come Pentagram/Antichrist (con Hat alla voce) o Under The Sign of Hell (con Pest alla voce), anche perchè il rientro del "figliol prodigo" dietro il microfono fa andare immediatamente la mente al periodo d'oro della band, quando il suono raw e intransigente spargevano dolore, odio ed angoscia in quelli che ascoltavano.
Sfortunatamente non è così.
La macchina Gorgoroth sembra essersi inceppata dietro ad una creatività estremamente povera e un songwriting scarico e poco convincente. Le sonorità pulite e potenti, marchio di fabbrica della Regain, giovano più al black svedese o al death-black, ma minano la credibilità delle sonorità sporche e oscenamente affilate del black norvegese.
Il riffing di Infernus strizza l'occhio alle novità della scena (le ultime evoluzioni di Satyr e Frost stanno gettando un'ombra lunga nell'ambito black metal) e imbastardisce le sue partiture con massicce dosi di black'n'roll e thrash, conservando il suo trademark per solo pochi episodi (in cui il mestiere emerge e nasconde dietro la sua cappa oscura le idee poco convinte del chitarrista novergese). La prova degli altri Gorgoroth è onesta, niente di più: Pest fornisce il suo vetriolico screaming e convince più del chitarrista, Watkins non si sente sepolto sotto scelte di mixing tipicamente black e Asklund offre un drumming preciso e potente, ma raramente propositivo.
In altri termini, Quantos Possunt Ad Satanitatem Trahunt delude e parecchio, proprio perchè non distilla odio e blandisce invece che aggredire.
I die-hard fans dei Gorgoroth incenseranno questo disco, esaltando il ritorno al songwriting da parte del mastermind Infernus e di Pest alle vocals, niente di male in ciò, anzi... Il problema è che, oltre a queste due cose, non si riesce a trovare molto altro. Che Gaahl e King Ov Hell avessero ragione componendo praticamente da soli gli ultimi celebrati dischi? Al prossimo disco, se ci sarà, l'ardua sentenza.
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