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Sono passati dieci anni dall’uscita di questo disco. All’epoca non vennero rilasciati videoclip e nessuna canzone fu usata come colonna sonora per film o videogiochi. Era il primo full-lenght di un gruppo alle prime armi dopo un EP gradevole, ma non sensazionale; difficile aspettarsi qualcosa di grandioso. Forse non se lo aspettavano nemmeno i nostri eroi, ma sta di fatto che, “In a Reverie” è considerato a tutt’oggi un capolavoro, ed un disco fondamentale della scena gothic. Molte, erano le influenza in pieno stile The Gathering, unite ad ispirazioni personali. Affrontando un excursus dell’album possiamo trovare brani come l’opener “Circle” basata su ritmi molto veloci e il classico botta e risposta tra la voce pulita e limpida, spesso caratterizzata da splendide note alte, di Cristina e la voce roca, solida, talvolta growl vero e proprio, di Andrea. A seguire il sodalizio d’amore per eccellenza del disco, “Stately Lover”, un’alternanza di ritmi lenti e veloci, ed una potenza vocale immensa. E poi ancora “Honeymoon Suite”, la canzone più elaborata nella sua struttura – il progressivo cambio di melodie la rende eccellente - ; “My Wings”, lanciata su un tappeto di tastiere e forti cariche vocali. Come dimenticare le ballate “To Myself I Turned” con la sola voce femminile, e la struggente “Reverie”, certamente uno dei pezzi più maturi. Sostanzialmente una grandissima prova dei musicisti milanesi e un segno indelebile lasciato nella storia della musica. A distanza di molti anni e di conseguenti evoluzioni stilistiche e musicali, sarebbe bello che i Lacuna, eseguissero più spesso questi vecchi cavalli di battaglia, vecchi, ma i migliori di sempre.
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