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La dinastia dei Faraoni americani continua. Inizio importante per questo secondo lavoro dei Nile di Sanders per la potente etichetta tedesca Nuclear Blast. Il nuovo Those Whom The Gods Detest porta in avanti il discorso espresso con il precedente Ithyphallic, foderando il brutal death del terzetto greco-americano con una grandeur e influenze/spunti mediorientali sempre più importanti e presenti. Le velocità assassine sono aumentate, risultando brutali ma assolutamente capaci di forgiare un suono pieno e groovy, senza nulla concedere al mero onanismo musicale. Il binomio iniziale Kafir! - Hittite Dung Incantetion (unite dal canto di un muezzin in arabo) spinge sull'acceleratore e non lascia scampo, continuando su partiture veloci , intricate tecnicamente e con un lavoro ritmico, fornito dalla batteria veloce e potente di Kollias, di assoluto rispetto. Stesso discorso è valido anche per Permitting the Noble Dead to Descend to the Underworld.
I rallentamenti al limite del doom emergono dalle sabbie di Utterances of the Crawling Dead, ma non sono altro che il lento procedere della tradizione... che poi riprende il suo turbinante e velocissimo incidere.
Gli amplificatori si spengono per l'introduzione funeraria della title track, lasciando spazio all'acustico... ma non è nient'altro che un breve lampo di sole prima di rigettarsi nella furia accecante (con un Kollias sugli scudi) del brano. Il chorus è lo scarto qualitativo maggiore, sposando una marzialità quadrata e asfissiante e adagiandosi su linee vocali quasi pulite.
Those Whom The Gods Detest, come la seguente 4th Arra of Dagon, presentano una maggior varietà di soluzioni: passando da riffing circolare e astringente a passaggi al limite dell'asfissia doom, i cambi di tempo e l'uso delle vocals sono ben calibrati - caratterizzando due tracce lunghe ma, al contempo, ben strutturate e interessanti. Le spezie mediorientali emergono in sottili melodie, giri ritmici o nell'uso sapiente di break strumentali acustici. Il finale sciamanico di 4th Arra of Dagon è qualcosa di impressionante.
Con l'intermezzo Yezd Desert Ghul Ritual in the Abandoned Towers of Silence ci trasporta nel deserto berbero, con tanto di percussioni ossessive, strumenti tradizionali (stupendo l'assolo acustico) e canto in arabo.
Il rituale finisce e scoppia l'inferno con Kem Khefa Kheshef, brano velocissimo, in cui l'interplay fra gli strumenti è a livelli ottimali. Il tappeto ritmico fornito da Kollias (doppia cassa velocissima e lavoro intelligente dietro le pelli) e Dallas Toler-Wade lascia senza fiato, ma è il buon Sanders che sfrutta la legna preparata per dar fuoco a riffing affilati, solismi ispirati e un growling tombale ma comprensibile.
Il disco si sta dirigendo verso la fine, ma i Nile hanno ancora due assi da giocare chiamati The Eye of Ra (non ci stufiamo di tributare meriti alla prova di Kollias) e Iskander D'Hul Karnon. Entrambe velocissime, incessanti e annichilenti; ma dove la prima esprime brutale massacro dall'inizio alla fine, Iskander... gioca sui cambi di tempo per tutto il corso del brano, esibendo prove muscolari e andamenti marziali e solenni.
Non penso ci sia altro da aggiungere su questo disco.
disco capace di lasciarsi ascoltare con piacere.
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