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Una one-man band in puro stile true; quello che tutti di questi tempi sono pronti a tradire. Vaerohn, il tuttologo di "Vaccum", primo esperimento (si spera di una lunga serie), è decisamente andato controcorrente. Vuoi la nazionalità francese, la naturale predisposizione al decadentismo, ma lui ha tirato fuori un disco veramente insolito. Certo oggi, anche nel panorama metal, ci si può aspettare di tutto, anche in termini di genere. Ora voi lettori vi chiederete, "ma qual'è la pietra dello scandalo?". Bene, immaginatevi un Cafè, in una Parigi decadente, affollata di artisti depressi, e contate tra questi il nostro eroe. Eccolo il clavicembalo di "Lune Malade", accompagnato dal violino; rintocchi di campane ed ora ci sono un pianoforte a delle trombe...infine con una nonchalance straordinaria entrano le grida straziate e le chitarre. L'atmosfera è così teatrale e marcata che affascina l'ascoltatore, lo rilassa. L'espressività vocale e conseguentemente emotiva permea per tutto il disco; i gridi e i singhiozzi ti fanno immaginare un poeta che cammina in abito ottocentesco ed inizia a urlare la sua disperazione. In "Flore" sempre quei richiami alla teatralità, esasperata, si inseriscono nel burlesco della marcia funebre, camuffata tra gli echi malinconici degli strumenti classici. A seguire "Dés-espoir" si pone come il brano più metalleggiante tra i sei. Ed eccovi dunque la pietra dello scandalo signori miei. Un disco eccezionale, di una bellezza unica, classificato come dark-ambient, molto vicino stilisticamente ai concittadini Dark Sanctuary; nulla da obiettare, se non che, il black metal in tutto ciò diventa un dettaglio, un vezzo, un contorno (che tutto sommato non stona per niente). Chiara la situazione ora? Il consiglio vivo, per i blackster incalliti e true è di non badare a questo dico e alla mia valutazione. Sarà poco metal, tanto deprimente, ma ha una cosa che purtroppo oggigiorno si fatica a trovare nei dischi, ed è l'emozione, la passionalità maliconica di quelle ere passati, di quegli strumenti, padri dei nostri contemporanei "aggeggi rumorosi" come direbbe qualcuno. C'è la poesia in questo disco, e non è da sottovalutare questo!
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