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Otto anni di ritardo per una recensione non è tantissimo, che dite? Scherzi a parte... dopo troppo tempo questo disco è presente su TMI e decisamente è una pecca che va sanata al più presto possibile, in altri termini, immediatamente. Fautori di un metal molto particolare, solo parzialmente riconducibile alla sovra-categoria dell'industrial metal, i tedeschi Rammstein esportano in maniera rigorosa e potente la lingua germanica all'interno del panorama metallico. Le sonorità secche e "aggressive" della lingua tedesca sono perfettamente funzionali alle tonalità impostate di Till Lindemann, fortunato possessore di un'ugola con ampie possibilità di range vocali. Il disco, uscito nel 2001, è un passo ulteriore nel perfezionamento del sound che fu di Sehnsucht (brani come Du Hast, Tier, Sehnsucht... sono entrati nelle compilation metal di molti europei e non). Dall'iniziale Mein Herz Brennt (che racconta di incubi notturni, NdA) alla ballad finale Nebel, il disco non ha una caduta di tono, coniugando potenza metallica, melodia (qualche afflato pop, nel senso pregiato del termine), sonorità goth e martellante, disturbante sovrastruttura industrial. Gli incubi di Mein Herz Brennt aprono per la risposta dei Rammstein alle accuse di filo-nazismo e culto della razza, mossegli, ingiustamente, nei tempi precedenti: con la cadenzata Links 2 3 4 dicono apertamente che "il loro cuore batte a sinistra..." (abile gioco di parole e terminologia fra il più marziale e militaresco passo di marcia e ideologia politica).
Il marziale conteggio fino al liberatorio "Aus" (fuori), apre Sonne, brano in cui le sonorità industrial sono più granitiche nelle strofe per poi lasciare spazio alle aperture melodiche dei chorus (che riprendono lo stesso conteggio dall'uno al nove, intervallati da parti testuali).
Il ruolo ricoperto da Du Hast in Sehnsucht, viene ripreso dall'anthemica Ich Will. Dotata di un incedere poderoso e con una spiccata vocazione da stadio, Ich Will si incolla alla mente e scatena quel classico gioco da concerto dal vivo di "chiamata-risposta" fra gruppo e fans. E la frase: voglio controllare ogni battito di cuore è un vero gioiello (anche se non starebbe sulla corona di parti realmente poetiche scaturite dalla penna di Till).
Stesso atteggiamento arrembante anche per Feuer Frei, basata su riff decisamente semplici ma con un tiro e groove enorme, la canzone è il volano necessario per varie interpretazioni muscolari e spettacolari dal vivo. Feuer Frei è stata inserita nella colonna sonora del film d'azione xXx.
Quanto detto per le canzoni a più alto tasso d'ottani (citazione necessaria per un gruppo che ha intitolato una canzone: Benzin), si può portare anche alle ballad, forse uno degli aspetti di maggiore interesse per questo gruppo di tedeschi. Dove la potenza del sestetto germanico è stata evidenziata in numerose occasioni, la componente melodica e atmosferica rimaneva invischiata o nel background delle tastiere o nelle venature della voce del frontman. In Mutter (che parla della storia di un figlio concepito in provetta, e perciò senza madre nè padre, il quale progetta di uccidere la madre, NdA), come nella conclusiva Nebel, i Rammstein compiono il "miracolo" e creano due canzoni perfettamente bilanciate sul territorio power-ballad non strappa-lacrime. Mutter è scossa nel chorus dal perentorio urlo Mutter (madre, NdA), mentre in Nebel, forse per una suggestione data dal titolo, le sonorità si fanno più rarefatte e la melodia esce con più forza (specie in un chorus che, pian piano, si fa strada fino al pieno convincimento).
Il mischiarsi fra metal, pop, recitazione e quant'altro è la base su cui si fonda Spieluhr, brano con un carrilon (lo spieluhr) malinconico e un Lindemann in stato di grazia che si divide fra parti cantate e un impostato tono recitativo (necessario per la raccontare la storia di un bambino che fa finta di essere morto per restare da solo. Al che, la popolazione del villaggio lo seppelisce con un carrilon ma il bambino, vivo, incomincia a cantare insieme allo strumento fino ad essere salvato).
Le arrembanti Zwitter (ermafrodito, NdA) e Rein Raus (dentro fuori, NdA) riportano il disco su tonalità più metal e adrenaliniche, con Zwitter che, nonostante il titolo promette anche una certa ironia di fondo e una più "marziale" Rein Raus e un testo ad alto contenuto sessuale. Prima della chiusura si pone la più che buona Adiòs.
La traccia nascosta, subito dopo la succitata Nebel, è Hallelujah (presente nell'edizione giapponese del disco) e, come tutte le composizioni dei Rammstein, tratta un tema altamente scottante e non di facile approccio: la storia di un prete pederasta e, perciò, di pedofilia in generale.
L'edizione speciale del disco (la Tour Edition) presenta un ulteriore dischetto contenente la riproposizione in sede live di quattro tracce del disco.
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