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In quel della Sardegna, nel 2007, nasce una one man band dalla mente di Alessandro Pitzalis. Il progetto si basa su una concezione prettamente filosofia ed old school del black metal, grazie anche all’auto-produzione che di conseguenza rende al demo un suono virgineo, rispetto al dischi freschi di studi supertecnologici. Le premesse finora fatte purtroppo non servono ad incorniciare un piccolo gioiellino però. Nelle sette tracce la musica si snoda, per lo più ambientale, un black atmosferico dunque, che non lascia spazio a variazioni sul tema, rendendo così veramente poco elaborato l’aspetto sonoro. Durante tutto l’ascolto permea un alone di noia e “poca motivazione”. A peggiorare un quadro già critico il cantato (se così può essere definito) completamente distorto, e nonostante la scelta di scrivere/parlare italiano, è praticamente negata la comprensione di ogni singola parola. A tal proposito io non confuto la decisione di “maltrattare” la voce fino a renderla irriconoscibile, però mi sorge spontaneo chiedermi – o meglio chiedere all’autore del progetto – “perché impiegare tempo nella creazione di un concept basato sulle liriche (oltretutto inserite nel booklet e accompagnate da una introduzione) - che a mio avviso possono essere reputate interessanti, senz’altro interessante è l’idea stessa di andare oltre i soliti cliché, in questo caso del black - per poi ammazzare tutto disturbando la voce? “. A mio avviso un lavoro pessimo, e privo di qualsiasi notazione positiva.
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