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Dopo anni di gavetta, gli stoner-rockers Slowtorch sono arrivati al loro primo full-lenght. Prodotto dagli Slowtorch stessi insieme a BeatEatBeat, "Adding Fuel To Fire" si pone come la summa del sound del gruppo dal 2005 al 2007: un caldissimo stoner-rock (che dal vivo aumenta di velocità tanto da sfiorare lidi thrashosi) non identificabile con nessun gruppo in circolazione. Nessun paragone con i padrini Kyuss ne con la ciurma stoner del 2000, i numi tutelari del gruppo risiedono in rielaborazioni personali di molteplici influenze, fra cui spiccano, sicuramente, i Clutch, Black Sabbath, Black Label Society, qualcosa dei Motorhead e decisamente molto Slowtorch-sound.
Elemento trainante è la chitarra ritmica di Bruno, calda e groovy, che mette sul piatto serie di riff all'arma bianca, seguito dal basso di Skan che rafforza le ritmiche di Bruno ma tenendo un'occhio ad aumentare il peso specifico di ogni composizione. La sezione ritmica quadrata e "grassa" (fornita dallo stesso Skan e da Andrea, abile nel mettere parti di doppia senza esagerare e fornire un supporto intelligente e propositivo) fa da puntello alla prova di Peter alla voce (roca e ad alto contenuto di whiskey, con rimandi a gente come James Hetfield e, straordinariamente su un disco come questo, ad un certo Lars Goran Petrov nel periodo "alternative" degli Entombed).
Mossa coraggiosa non affidarsi al loro singolo di successo, ma ormai usurato dalle continue ripetizioni di (Go Down In) Style, "Adding Fuel To Fire" comprime lo stoner in un'unica traccia ("Rocket to Nebula 6"), il resto invece si sposta su coordinate più personali (la sabbathiana "Juggernaut"), la veloce "Hangman 11", le tracce più groovy come "Another One Down", "Roadkill" (veramente una traccia killer), "Sixwheeler" e "Dirt Track".
Menzione d'onore al notevolissimo artwork!
GIUDIZIO:
Gli Slowtorch escono allo scoperto con un primo disco che, pur avendo leggere sbavature, propone il gruppo come uno delle band da seguire nel futuro.
Il sound è originale (e questo, per un primo disco, è veramente difficile da trovare e perciò ancora più apprezzabile) e le canzoni sono tutte potenti e con una precisa identità. In alto le birre, gli Slowtorch arrivano.
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