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Dopo aver messo la sua ugola a disposizione di Priest,Iced Earth e Malmsteen ora per il buon Tim è arrivata l’ora della prova solista.
E ovviamente non poteva essere che una colata di metallo fumante anche grazie al contributo di una lista sterminata di ospiti di lusso (Simon Wright,Rudy Sarzo,James Lomenzo,Carlos Cavazo,Billy Sheenan,David Ellefson,Jeff Loomis solo per citarne alcuni) al servizio della grandissima voce del nostro che sforna una prestazione maiuscola.
E se l’opener “Starting over” è una heavy ballad che sa conquistare,i successivi pezzi sono metal roccioso su cui poggiano gli acuti del Ripper (a volte il cantato è più aggressivo come in “It is me” a volte è la canzone a essere più potente come in “No good goodbyes” e “The world is blind”).
“To live again” è la seconda ballad,per quanto bella carica e elettrica, e qui il tasso emotivo è altissimo tra il crescendo delle note e della voce.
“The light” e la title track ritornano sulla riga del disco mentre “Death race” è la prima cavalcata così da dare un contributo di velocità.
Chiude “The shadows are alive” che nella prima metà è cadenzata per poi accelerare nel proseguo.
Se bisogna trovare una somiglianza con il suo passato forse i dischi più vicini sono quelli che ha inciso con i Priest ma non siamo comunque davanti al riciclo di idee,promosso a pieni voti.
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