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Ce ne hanno messo di tempo gli Unanimated per far uscire una nuova prova in studio. Quattordici anni son passati da quando, nel lontano 1995, le cronache del tempo avevano segnalato Ancient God of Evil come nuova uscita discografica (per la No Fashion). Da quel momento tutto tacque e gli Unanimated si frammentarono in rivoli che confluirono negli Entombed, Therion, Dismember e Dark Funeral fra gli altri. Finalmente alle porte del prossimo disastro extraterrestre (si, avete capito bene... tre anni prima del fatidico 2012) gli Unanimated ritornano e sfornano un album dal contenuto a dir poco eccellente. A parte apertura strumentale elettrica (Ascend With Stench of Death) e chiusura acustica (Strategia Luciferi), il disco assalta la gola dell'ascoltatore con un nerissimo blackned death, supportato da un riffing sferzante e di prim'ordine, una sezione ritmica estremamente duttile (non disdegnano passaggi in controtempo e altre sottigliezze, lasciando spesso il blast-beat ai momenti più "sparati") e, last but not least, un frontman che l'ugola la tortura e bene. Il climax del disco si può trovare nella parte centrale, la title-track del disco. In The Light Of Darkness è il compendio di quanto gli Unanimated propongono nella loro opera: riffing groovy e tagliente, atmosfere nere e opprimenti (niente di precotto, tutta cattiveria e odio di prima mano) e quello scream simile ad una lama gelata nel costato (la quale crea un chorus e alcuni passaggi da digrignare mentre siete al volante). Il resto del disco? Tutto su coordinate altissime e violente, quanto ci si può aspettare.
In ultima analisi: un disco prodotto egregiamente, agile e ben giocato su toni (o)scuri.
La Regain non sbaglia un colpo da diverso tempo e ci stiamo abituando bene.
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