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Brutal Assault 2009

(Vecchia Fortezza Militare di Josefov, Repubblica Ceca)
06/08 - 08 - 2009

E anche quest'anno uno degli appuntamenti più importanti dell'estate metallara è stato il Brutal Assault, festival famoso per la musica estrema e per...la birra ad 1€, arrivato quest'anno alla 14esima edizione. Che il festival di Jaromer sia diventato un appuntamento fisso nell'agenda dei metallari di mezza Europa lo testimoniano la grossa affluenza e, soprattutto, il bill di grandissima qualità tutto orientato alla musica estrema.
Il primo giorno all'ombra della fortezza Josefov del 18esimo secolo inizia all'insegna della brutalità dei Carnifex seguita dal thrash dei Sadus, a cui si succedono i Rotting Christ, una delle band estreme più in forma del momento con il loro black metal in salsa greca suonato ad altissime velocità. Cambio di genere con i newyorkesi Madball ed il loro hardcore dominato dal potentissimo scream del vocalist Freddy Circien. Cambiano i generi ma non l'apprezzamento del pubblico. Saltiamo a piè pari i noiosissimi Orphaned Land mentre ci pensano i Pain a portare un po' di suoni elettronici in mezzo a tutte queste chitarre "in-your-face", seguiti dai Biohazard con una scaletta da vero e proprio greatest hits. A questo punto il programma dice Cynic, però a causa di alcune non precisate difficoltà tecniche, sul palco troviamo al loro posto i Brutal Truth, il loro insano grindcore ed uno dei migliori show dell'intero festival. Kevin Sharp & company hanno, perdonate il facile gioco di parole, brutalizzato il pubblico con un diluvio di inquietante, caotica brutalità. Addirittura ad un certo punto sul palco spunta un fan disabile che improvvisa un mosh vero e proprio pur sulla sua sedia a rotelle. Anche questo è il Brutal Assault. Il primo giorno si chiudeva con il battle metal dei Turisas e le loro sempre buffe pantomime live, i Mithras ed il loro death metal psichedelico e con, finalmente!, i Cynic. Il combo americano, fresco di pubblicazione di un nuovo capolavoro "Traced in Air", ha fatto sfoggio di tutte la tecnica di cui è capace mettendo in scena un vero e proprio saggio di musica neo-prog. Magari di metal ce n'era pochino, però che concerto! Proprio quello che ci voleva dopo una lunga giornata di metallo urlante...

Il secondo giorno in terra ceca si apre con gli Obscura, seguiti dal black metal di scuola rumena dei Negura Bunget, una vera sorpresa dal vivo!, e dal sound estremo dei Vomitory un buon antipasto alla devastazione che di lì a poco porteranno i Grave. Il quartetto svedese suona un death metal old school, in tutto fedele ai canoni del genere e soprattutto con una solidità da sembrare un unico strumento che ti tortura le orecchie. Magari i Grave in studio non saranno più capaci di proporre nulla di particolarmente innovativo, ma sono sempre un piacere da vedere in sede live. Ci informano che i Dagoba sono saltati dal bill e perciò noi ci spostiamo sotto il palco sul quale fra poco saliranno i maestri del death ipertecnico, gli Atheist seguiti da roba come Vreid e Pestilence.  questo punto le nostre povere orecchie sono pronte ad incontrare i Brujeria di Shane Embury e Jeff Walker. Show godibilissimo anche perché i musicisti sul palco danno l'impressione di divertirsi veramente durante l'esibizione.
Qui il festival rallenta la velocità perché è di turno uno dei gruppi prog-metal (o death-prog...fate voi) migliori in assoluto: gli Opeth. Chi gradisce la proposta musicale degli Opeth (io per esempio) si gode lo spettacolo, chi non gradisce invece ne approfitta per ritemprarsi, anche perché sta per salire alla ribalta uno dei gruppi più attesi dai fan del Brutal Assault: i Testament! Uno show grandioso condito, purtroppo, da suoni non all'altezza, con gli alti sparati all'inverosimile. Il pogo sotto il palco comunque non ne ha minimamente risentito... Chiude la seconda giornata un ottimo show dei Dark Funeral, finalmente in grado di esibirsi a notte fonda, come il loro sound richiede. Un gran bel modo per dare la buona notte al Brutal Assault!


Il terzo giorno si apre un po' a rilento con band come Cripple Bastards e Faceless, i quali pur presentando un sound molto tirato, risultano un po' pretenziosi (soprattutto per chi ha ancora nelle orecchie le vibrazione dei Testament della sera prima).
E così fra una birra e l'altra arriviamo all'ora dell'aperitivo con gli Anaal Nathrakh ed il loro black metal senza alcuna concessione alla melodia. Questo show ci introduce bene ad uno degli highlight della serata: I Suffocation. Il quintetto americano non delude le aspettative e ci vomita addosso 50 minuti di death metal di pura scuola americana. Un po' deludenti invece gli Immortal, forse a causa di suoni non esattamente ottimali. Peccato perché erano uno dei gruppi più attesi al festival (e forse proprio l'attesa spasmodica per la loro esibizione li ha un po' fregati).
Ci hanno pensato i Wall of Jericho subito dopo a tirarci su di morale con un'esibizione coinvolgente e convincente, condita di innumerevoli circle pit fra il pubblico, incitato a dovere dagli scatenati americani.
Sembra pazzesco pensare che la tre giorni in terra ceca si debba già chiudere, ma l'arrivo dei gelidi Marduk sul palco ha proprio quel significato lì: game over! I Marduk sono sempre loro ed il loro black metal è sempre lì sospeso fra l'entusiasmare e l'annoiare. E questa sera ci piacciono più del solito. In realtà ci sono ancora gli Skepticism e gli Eternal Deformity, ma la birra ha...ehm... il sopravvento ed il sipario cala sulla 14esima edizione del Brutal Assault.
Però, fra la tristezza per la fine del festival, una buona notizia c'è: è ufficialmente iniziato il conto alla rovescia per l'edizione numero 15...!

 

Darkane
 

Dalla bella performance dei War From A Harlots Mouth si passa invece a quella decisamente incolore dei Darkane, che si presentano on stage fiacchissimi e pergiunta con dei suoni confusi. Il gruppo svedese quest'oggi pare proprio l'ombra di sè stesso e praticamente incita gli astanti ad andare ad esplorare il metal market piuttosto che a seguire la propria prova. Il frontman Jens Broman non canta male, ma sul fronte presenza scenica ha ancora molto da lavorare; gli altri ragazzi della band invece suonano come al solito, ma al tutto sembrano proprio mancare incisività e trasporto. I Darkane non risultano compatti e affiatati nemmeno per un momento, tanto che pure pezzi sulla carta assai efficaci come "Layers of Lies" e "Innocence Gone" lasciano la folla quasi indifferente. Avevamo un ricordo del gruppo on stage a dir poco differente, ma pare che la scarsa attività live e forse anche i mediocri riscontri ottenuti dall'ultimo "Demonic Art" abbiano fatto perdere del tutto l'entusiasmo a quella che una volta era una vera macchina da guerra thrash-death...

Obscura
 

Nella mattinata di venerdì c'è grande attesa per gli Obscura, protagonisti in primavera dell'exploit di "Cosmogenenis" e ora alle prese con le prime date live europee di una certa importanza della loro carriera. Il pubblico che accorre a seguirli è in effetti piuttosto nutrito e fra le prime file la curiosità di vedere il quartetto all'opera è quasi palpabile. Una volta iniziato il concerto, due concetti si fanno immediatamente strada nelle menti degli astanti: il primo è che le capacità tecniche messe in mostra sul disco ci sono tutte (in particolare, il bassista Jeroen Paul Thesseling si rivela un vero e proprio mostro). Il secondo è che i ragazzi, come band, devono ancora fare esperienza e trovare il giusto affiatamento sul palco. Intendiamoci, un brano come "Incarnated" anche dal vivo regala bellissime sensazioni, ma, nel complesso, gli Obscura non danno ancora l'impressione di trovarsi pienamente a loro agio in questa dimensione, palesando appunto una scarsa dimestichezza nel muoversi e, per quanto riguarda Steffen Kummerer, una certa difficoltà nel suonare la chitarra e cantare allo stesso tempo. Non tutte le strofe vengono infatti cantate dal Nostro, il quale tuttavia si riscatta alla grande negli assoli e sul fronte strumentale. Comunque, in tutta onestà, ci aspettavamo una prova di questo tipo, considerato lo stringato curriculum del gruppo in sede live. Aspetteremo i prossimi tour per esprimere un giudizio definitivo.

 

Pestilence


Dopo aver girato l'Europa in lungo e in largo con il tour primaverile, è ora tempo per i Pestilence di concedersi ai grandi festival, dove si ha la possibilità di esibirsi davanti a un pubblico più vasto e dalle varie estrazioni. Quest'oggi il gruppo di Patrick Mameli sfodera una prestazione coi fiocchi, riuscendo a tratti a far quasi dimenticare la pochezza del nuovo album "Resurrection Macabre". Peter Wildoer dietro le pelli si riscatta alla grande dall'opaca prestazione offerta da suoi Darkane, Toni Choy fa ridere metà platea presentandosi on stage in tuta, ma ovviamente non sbaglia una nota, e Patrick Uterwijk e Mameli alla chitarre macinano riff con una precisione disarmante, coadiuvati tra l'altro da dei suoni nitidi e corposi. Come prevedibile, gran parte del pubblico è qui per i classici e quando partono "Lost Souls" e "Out Of The Body" sembra quasi di tornare agli inizi degli anni '90 tanto la band viene acclamata e incitata a dare il massimo. E' comunque la gran giornata di Mameli, che, rispetto a qualche mese fa, si dimostra nuovamente del tutto a suo agio con il growling e, come dicevamo, davvero un ottimo chitarrista. Le maggiori ovazioni sono soprattutto per lui e non si può certo dire che il nostro oggi non se le sia meritate.

 

Novembers Doom
 

Dopo tanto death metal e grind, decidiamo di tirare un po' il fiato andando ad assistere al concerto dei Novembers Doom, un nome che in Europa è solito esibirsi una volta ogni cosiddetta morte di Papa. Purtroppo al gruppo americano è stato concesso uno slot nel tardo pomeriggio, quando il sole è ancora ben alto in cielo e la calura lungi dal dare tregua. L'atmosfera, insomma, non è delle migliori per proporre il doom-death metal caro alla formazione. Senza contare che i nostri, a livello di immagine, capelli lunghi a parte, danno l'impressione di essere un gruppo di impiegati di mezza età con il pallino della musica. Comunque, estetica a parte, la band fa una bella impressione per l'impegno che ostenta sul palco e per la sua sincera attitudine. Il frontman Paul Kuhr non compie un solo passo lontano dall'asta del suo microfono, però canta ogni singola strofa con grande fedeltà e trasporto. Idem il resto della band, statica, ma formalmente ineccepibile. Davanti ai nostri il pubblico è piuttosto numeroso, segue con interesse e canta anche alcune parti. "Rain" addirittura accende un piccolo pogo e questo visibilmente emoziona i ragazzi della band, che successivamente non perderanno più occasione per ringraziare i presenti dell'accoglienza tributata loro. In definitiva, uno show "particolare"... di sicuro un festival open air non è il contesto più adatto a ospitare una realtà come i Novembers Doom. Speriamo di poter avere la possibilità di vederli in un club per poter poi esprimere un giudizio più approfondito.

Cripple Bastards

Tocca ai Cripple Bastards rappresentare l'Italia a questa edizione del Brutal Assault. Quello di Giulio e compagni è un nome da tempo molto popolare in Repubblica Ceca, dunque non ci stupisce vedere accorrere parecchie persone di fronte al palco per la loro esibizione. Dal canto loro, i Cripple Bastards sfoderano la consueta performance adrenalinica e senza fronzoli, graziata tra l'altro da dei suoni più che decorosi sin dalle prime battute. Vecchi classici come "I Hate Her" e "Italia Di Merda" vengono alternati alle nuove perle di "Variante Alla Morte" per un mix di vecchio e nuovo che non fa letteralmente prigionieri. Tra le prime file si scatena un bel pogo e buona parte degli astanti dimostra inoltre di conoscere quasi a memoria le liriche (persino quelle in italiano!), cosa che rende l'atmosfera decisamente calda. Solo mezzora a disposizione del quartetto nostrano, ma più che sufficiente per annientare tutto e tutti. Anche in questa occasione, i Cripple Bastards si dimostrano una delle migliori grindcore band in circolazione.
Immortal
 

Spiace un po' ammetterlo, ma lo show degli Immortal di questa sera ci lascia un po' freddini. Intendiamoci, il terzetto si presenta da vero trionfatore, attirando su di sè l'attenzione di praticamente tutta la folla radunatasi al Brutal Assault; inoltre, suona e tiene il palco con consumata esperienza, non lasciando nulla al caso. Ciò che non ci convince è sostanzialmente la scaletta. Tutto sommato, sembra di assistere a un concerto del tour di supporto a "Sons Of Northern Darkness", cosa non esattamente negativa, però - se si considera che a oggi gli Immortal non hanno alcun nuovo album da promuovere e che da tempo hanno deciso di tenere solo poche date selezionate - era forse lecito aspettarsi qualche chicca in più dal vecchio repertorio. Certo, sia "Blashyrkh" che "Unsilent Storms In The North Abyss" trovano il loro spazio durante la performance, ma tutto il resto dello show sa un po' troppo di prevedibile, essendo solo basato sul materiale degli ultimi tre full-length. Dejavu anche per il siparietto dello sputafuoco e per i fuochi d'artificio all'altezza delle trame più marziali. Insomma, niente di formalmente scadente, però l'impressione è proprio quello di stare assistendo a un concerto degli Immortal come tanti altri visti in passato. Altro che evento speciale...

 

Marduk
 
Di ben altra pasta il concerto dei Marduk, che invece possono tranquillamente permettersi di puntare sul loro materiale recente, dato che rientra senza alcun problema fra le cose migliori della loro intera discografia. In ogni caso, Morgan e soci lo fanno solo in parte, concedendosi infatti anche delle scorribande nel passato, dal quale estrapolano solidi episodi come "On Darkened Wings", "With Satan And Victorious Weapons" od "Of Hells Fire", tutti suonati senza sbavature e interpretati da un Mortuus che dà sempre più l'impressione di essere il miglior vocalist che il gruppo abbia mai avuto. Il pubblico, dal canto suo, reagisce ottimamente, scatenando un pogo di dimensioni massicce che si protrarrà praticamente sino alla fine dello show. Ancora una volta, fa piacere vedere una band che agli inizi della decade sembrava decisamente in declino essersi ripresa in maniera tanto evidente, sia dal punto di vista compositivo che sul fronte popolarità. Nonostante i quasi vent'anni di attività, i Marduk nel 2009 sono una delle black metal band più esaltanti sulla piazza e questa sera al Brutal Assult lo hanno confermato alla grande.

 


 

 

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