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Converge
+
Modern Life Is War

22 Marzo 2005
Pinarella di Cervia,
Rock Planet
 

Gli avvoltoi svolazzano sul Rock Planet stasera.
L'ultima volta che ci sono stato fumavo e bevevo chinotto.
Poi ho smesso con le sigarette.
In tre su cinque abbiamo le basette lunghe e ci sentiamo tutti fieri paladini del metallo e del core. La trasferta a Pinarella quindi non ci preoccupa minimamente.
La mia cena è stata a base di chimici crostini dorati della San Carlo, il che ha accresciuto il livore necessario ad affrontare certe situazioni musicali. Se ci avessi bevuto una Red Bull mi sarebbero cresciuti dei tatuaggi sul cranio.
Timoroso per l'andamento della serata (distruzione sonora e non solo) mi faccio largo tra una folla che non è folla ma è un pubblico per la verità un po' sparuto.
Entriamo che già si sta esibendo una band di cui non sono ancora riuscito ad appurare l'identità. Vedo un paio di pezzi che mi sembrano tristarelli, emo-metallizzati, inconcludenti. Nelle scarpe ancora centinaia di miglia da percorrere.
Ne approfitto per sbirciare tra il merchandise. I prezzi abbordabili (tutto a 10 euroooooo!) mi consentono di portare a casa un cd e una t-shirt. Non lontano dal banchetto, seduto in un angolo c'è un ragazzo solo e con il cappuccio tirato fino agli occhi. Dalle maniche lunghe spuntano dei tatuaggi colorati.
E' la volta del secondo gruppo.
Mi si propinano ancora una volta i Modern Life Is War, già visti di spalla agli Shai Hulud: sicuramente meglio dei precedenti e diciamo che alcuni pezzi non sono stati male. Nel complesso continuano a non dirmi una beneamata ceppa. Hardcore e noia. Nulla da aggiungere.
Gli avvoltoi perseverano nella loro ronda notturna, certi di avere un ruolo nella serata.
Nemmeno tanta attesa per il cambio palco.
La prima luce illumina una figura spettrale: è un ragazzo magro col cappuccio tirato fino agli occhi. Dalle maniche spuntano dei tatuaggi. Una riflessiva "First Light" lo accompagna sul palco ricoprendolo di polvere e ruggine.
Jacob alza il cappuccio e si toglie la felpa scoprendo le braccia variopinte. Comincia il massacro.
E' difficile descrivere la foga e il senso d'angoscia provocato da questo gruppo di Boston.... è nevrosi.... nevrosi allo stato puro.
Fortunatamente la tanto temuta distruzione dei timpani non ha luogo perchè il fonico riesce a far suonare decentemente il posto. I pezzi sono comprensibili e la gente (compresa una inaspettata e gradita parte femminile) riesce a goderseli.
Come previsto la sezione ritmica Newton/Koller fa spavento e si dimostra in grado di provocare fratture multiple nota dopo nota, colpo dopo colpo. "Hope Street" è un macigno di un minuto che ti arriva in pieno grugno ai 200 orari: ti spacca in mille pezzi che manco te ne accorgi!
Kurt con una flemma maniacale sgrana la sua chitarra in note rancide e malate, ma è il signor Jacob Bannon il vero mattatore. Salta e corre incessantemente da una parte all'altra, come invasato. All'occorrenza scende tra le braccia delle prime file a cercare il contatto e a scambiare sudore e passione. Credo che se fosse stato possibile si sarebbe tuffato dal palco. Incarna l'urgenza di farci arrivare tutte le lacerazioni di questo mondo tramite la sua voce tirata all'estremo.
A gettare benzina sul fuoco ci pensa lo stesso Bannon quando pronuncia la parola "Concubine", manifesto di un nuovo modo di ri-vedere l'hardcore e di ri-produrre i sentimenti contestualizzati in anni di frammentazione sociale e progressivo svilimento di identitˆ e contenuto.
E' un vero delirio. A ondate la gente arriva tra le braccia della security dopo aver nuotato sulle teste di un pubblico raddoppiato nel numero. E la band continua a pestare di brutto, con violenza, con raziocinio ma soprattutto con "Downpour", letale stilettata alle tempie tratta da Unloved & Weeded Out.
Il singer ringrazia e annuncia "The Saddest Day" che chiude un concerto lampo (45 minuti!) di un'intensitˆ straordinaria.
E' chiaro a tutti che la carica che ha imperversato sui presenti al Rock Planet non la si trovi in tutti i gruppi e soprattutto non sia facile da assorbire nell'immediato. Ci si potrebbe lamentare della brevitˆ dello show ma credo che la ricompensa in umanitˆ, energia e devastazione dei quattro americani sia sufficiente per chiunque.
Vado a complimentarmi personalmente e a ringraziare Jacob. Poi io e le altre basette ci infiliamo tra la ressa
e i caduti perchè è ora di ritornare a casa.
I Converge hanno fatto spettacolo. Gli avvoltoi faranno il resto.

 

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By Third Eye.

 

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