| L'idea era quella di farmi travolgere.
Ci si presenta all'Estragon, all'orario giusto. Giusto per non aspettare troppo, giusto per non perdermi una nota, giusto per fomentare il senso d'attesa che non dovrebbe mai mancare ad un concerto. L'Estragon, come la maggior parte dei locali di Bologna, non mi è mai piaciuto. Ma organizzano discreti eventi di ogni genere, dal metal all'hardcore all'indie fino al pop (vedi il prossimo imperdibile live di Sabrina Salerno).
Con puntualità cominciano i Nativist, gruppo toscano dalla onorabile carriera, che per vicissitudini interne si esibisce in quello che sarà la sua ultima data.
Per una ragione o per l'altra mi sono sempre perso i concerti dei Nativist, e me ne pento perchè il loro show è stato a dir poco energico e denso. Sonorità crude e scure a fare da struttura a momenti di quiete, preludio a vere e proprie disarticolazioni post-hardcore. Ottima la prova della voce David che si dimena schizofrenico, scende dal palco e grida rabbia al pubblico senza bisogno del microfono. Volevo comprare un cd dei Cult of Luna ma ho optato campanilisticamente per l'ultimo dei Nativist, Ghost Empire of the Dead Horses, che è stato un'epifania di impatto e violenza dalle tinte più metalliche che hardcore. Sommo Rispetto.
Cambio palco.
Salgono i Cult of Luna e cala l'oscurità. Un elemento tanto caro a Von Till che si carica di ulteriori significati con questi band.
Gli svedesi sembrano innocui ragazzini emo che devono ancora terminare le superiori. Tutti vestiti di nero ovviamente.
Partono in strumentale e dopo qualche minuto fa la sua apparizione anche il biondo Klas che comincia col suo growl a muoversi teso in tuttuno con l'asta. Nella "sala" i suoni sono tipo cabina del telefono. Stare a contatto col palco è quindi una saggia decisione.
Vengono proposti pochi brani -vista la durata geologica degli stessi- di cui forse un paio dall'ultimo Salvation che devo ancora inquadrare del tutto.
I "ragazzini" mi franano addosso. Al centro le pulsazioni del basso e della cassa premono sul torace affaticando la respirazione mentre ai lati le chitarre squarciano l'aria asfittica venuta a crearsi. La voce è lontana, quasi a feroce richiamo, un'abominevole eco...Durante lo show, mentre osservo attento movimenti, note e sfumature avverto la sensazione dell'arrivo di qualcosa molto più grosso e potente di quanto non abbia sentito fino a quel punto.
L'idea era quella di farmi travolgere.
Detto-fatto.
La frana degenera in una catastrofe: i lenti e puliti accordi di "Genesis" aumentano il flusso di adrenalina, che ottiene lo sfogo quando di botto partono distorti dalle dimensioni colossali. In quell'istante è come se ti legassero ad un palo. Stai lì legato e vedi arrivare un tir a rallentatore. Sarai investito nel giro di dieci minuti e non puoi farci niente.
C'è altro brano da The Beyond che ricordo con inquietudine (oltre ad una "Circle" dai tratti devastanti e marziali) ed è "Further" : un pezzo che trascina davvero lontano, oltre le cognizioni e la semplice razionalità umana, un pezzo che riesce ad aprire un baratro sotto i piedi di tutti ed affondarci nell'oscurità siderale più profonda.
Dicono che siano simili ai Neurosis, altri li affiancano ai My Dying Bride. Si sprecano paragoni ma i Cult of Luna non sono nè questo nè quello. Non sono nessuno. Stanno qui a simboleggiare il nulla cosmico, il terrore dell'incognito, l'horror vacui. Dopo un'ora secca di musica se ne vanno come sono venuti. Sbarro gli occhi ed come se li vedessi ancora...continuano a starmi davanti, instillando in me il seme del dubbio e della paura. Fa buio ed è freddo...
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Third Eye.
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