| Sveglia
ore 6.15, colazione, raccatto borse panini e una 20 di litri in
beveraggi vari, ok si parte!
Destinazione Imola, Heineken Jammin
Festival, il che quest´ anno significava una
cosa sola: Iron Maiden!!
Era dalla tenera età di 10 anni (da quando cioè feci
il mio primo acquisto musicale, "Killers" in formato audiocassetta,
acquisto che mi segnò per la vita) che aspettavo questo momento,
essendo riuscito a vederli un´unica volta con quel disgraziato
di Blaze Bailey al microfono. Districandoci tra code di gitanti
balenari arriviamo in quel di Imola
per le 9 circa, per scoprire che già una folta massa di persone
si stava radunando e i cancelli - che in teoria dovevano essere
aperti alle 11 - erano stati sfondati già alle 8... cade
così ogni nostra speranza di conquistare l agognato braccialetto
che consente l´ingresso nella fascia davanti al palco... e
vabbè, troviamo un posto più che decente davanti al
mixer e là ci sistemiamo sopra il telo gentilmente fornito
dall´organizzazione - oggetto che acquisterà uno status
di culto col passare delle ore e il conseguente raggiungimento di
una temperatura ridicola del suolo, dato che non c´era erba
per terra, ma solo minaccioso asfalto pronto a trasformare l´intero
circuito in una graticola umana - preparandoci ad affrontare le
lunghe ore di attesa prima della comparsa dei nostri beniamini.
Il via alle danze lo danno i Domine,
alfieri
del power metal made in Italy: già sapete, cori epici,
voci
bianche, assoli tamarri, noia e ripetitività oltre ogni
dire. Puah!
Secondi i Vision Divine,
idem come sopra con fastidiose aggiunte tecnico-prog,
un´agonia infinita. Il pubblico pare apprezzare comunque,
mah. Intanto gli idranti e l´instabile baracchino che qualcuno
chiama "doccia" contribuiscono a renderci l´esistenza
più facile e per qualche breve istante non sembra più
di stare nella savana.
Ora sul palco il primo gruppo della giornata degno di questo nome,
i Lacuna Coil: che
dire, belle canzoni, grande grinta, un po´ di incitazioni
tamarre che ci stanno sempre e headbanging
nei momenti giusti. Questo è metal, altro che cavalieridraghispadonimaghiassoliintappingacutistrizzapalle.
Poi... poi... ah, sì, Murderdolls.
Arrivano, cominciano, cominciano a volare bottiglie, continuano,
il lancio di bottiglie si intensifica, finiscono (tagliando 6 o
7 canzoni, pare), i defenders sono contenti. Anche oggi l´onore
del Vero Metal è salvo. Loro suonavano come un incrocio tra
Motley Crue e Misfits
con un´estetica alla Marylin
Manson - questa sì censurabile - non erano affatto male
ma i guerrieri della Purezza hanno deciso di tacitarli. Forse perché
ci suona il batterista degli Slipknot,
che fanno schifo d´accordo, ma sono tutta un'altra cosa. Boh.
Lo spazio sotto il palco comincia a essere sempre meno, manca ormai
poco agli attesi headliner della serata e anche il sole cala dando
finalmente tregua ai nostri assolati corpicini, benché il
caldo rimanga a livelli decisamente fastidiosi.
Cradle of filth! Partivo
prevenuto, lo ammetto: su disco mi annoiano dopo un paio di pezzi
e mi era stato riferito che dal vivo non fossero poi questo granchè.
Diciamo
subito che a loro sfavore giocava la luce (molti degli effetti
scenici, come il fumo, sono stati vanificati in questo modo, e inoltre
il buio mi pare più appropriato alla loro estetica) e la
grandezza del
posto, che faceva perdere di intensità allo show in generale;
tuttavia mi sono piaciuti abbastanza, hanno suonato bene - contrariamente
a quanto mi era stato detto da molti - e si sono pure sopportati
il continuo lancio di bottiglie
(molto meno che coi Murderdolls, per la verità) e i cori
"Maiden, Maiden!" alla fine di ogni pezzo, il che mi ha
subito fatto parteggiare per loro; purtroppo, molta gente pare sia
arrivata al concerto con la scatola cranica vuota, che volete, faceva
caldo, i pesi eccessivi meglio lasciarli a casa. Ultimo pezzo "The
forest whispers my name", che ha sempre il suo fascino
- anche se il black metal è un´altra cosa, val la pena
di ricordarlo a tutti quelli che erano lì per i Cradle e
si atteggiavano a cattivissimi coi pantaloni in pelle aderenti e
si liquefacevano in silenzio in un angolo, se aveste un´attitudine
veramente
black ve ne sareste stati a casa in un bosco ad ascoltare i Darkthrone,
altro
che in mezzo a 40.000 persone.
E ora... il miglior gruppo di tutti i tempi.
Iron Maiden, siori e siore.
La scaletta andatevela a cercare su Internet, tanto è uguale
in tutte le date, dico solo che hanno aperto con "The
number of the beast" e ci hanno fatto piangere con "Revelations"
(quanti anni??!), poi solita sfilza di classici, del periodo Blaze
solo "The Clansman" che comunque
rende benone dal vivo; sul palco, Bruce
forsennato come non mai, gli altri un po´ più calmi
ma comunque prestazione
ineccepibile, peccato solo che il sig. Dickinson
si sia dilungato un po´ troppo nei discorsi tra un pezzo e
l´altro: ok, siamo felici di sapere che potremo bootlegare
questo concerto e scaricarlo da Internet ecc. ecc., però
saremmo stati ancora più contenti se aveste suonato "2
minutes ti midnight", inspiegabilmente tagliata via,
pare per limiti di tempo... Beh comunque gran concerto, come ci
si poteva aspettare d´altronde. Se solo i defenders capissero
la distanza ABISSALE che separa gruppi come questo (che hanno fatto
la storia del metal e che possono permettersi di non suonare più
tanto "moderni") dagli inutili replicanti tronfi e pacchiani
di cui la scena italiana è piena, staremmo tutti meglio.
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Ezio. |
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