Inaspettato pienone per il concerto degli Isis all'Estragon di Bologna; l'anno scorso ero stato nello stesso posto a vedere Yeah Yeah Yeahs (nota bene, un gruppo su major, con tanto di video su MTV e spinto da tutta la stampa specializzata) + Locust e c'era altrettanta se non meno gente... segno che gli Isis hanno una credibilità e una reputazione di ferro (e durante il concerto dimostreranno ampiamente quanto questa sia meritata) e un pubblico trasversale alle barriere di genere e di "scena". Bisogna dire poi che il supporto non era da meno, dato che i Jesu, oltre ad aver sfornato uno dei dischi più belli dell'anno per il sottoscritto, vantano in formazione Justin Broadrick, ex Napalm Death (dei primissimi tempi di "Scum") e soprattutto mente suprema dei Godflesh. Robone, ecco.
Purtroppo sono arrivato - ovviamente - in ritardo, perdendomi quindi il buon Tim Hecker, manipolatore di suoni elettronici... riesco giusto a scorgerlo sul palco con indosso una maschera, credo, e a beccarmi gli ultimi frammenti di feedback e rumori... sembrava interessante, peccato davvero. Poco dopo però la mia attenzione è interamente catalizzata dall'ingresso sul palco dei Jesu: dapprima rimango spiazzato perchè sono solo in due, il buon Justin alla chitarra/voce/laptop e il bassista... partono le note di "Your path to divinity", primo pezzo dell' album, e l'atmosfera si fa intensa. Decisamente più metal/industrial che su disco - il quale privilegiava invece una soluzione doom ambient con punte dark; questo è probabilmente dovuto al fatto che i volumi sono più alti e molte sfumature si perdono a favore di un impatto più brutale e pesante: i bassi travolgono e scuotono le budella con le loro vibrazioni. Il pezzo seguente mi spiazza nuovamente però, perché stavolta un batterista c'è! E alla canzone dopo fa capolino un secondo chitarrista. un crescendo non solo strettamente musicale, insomma. Purtroppo il tempo è poco e data anche l'estrema lunghezza dei pezzi, c'è tempo solo per altre due canzoni. Da brivido comunque, intensissimi, evocativi e violentemente catartici allo stesso tempo. Procuratevi l'album omonimo e il mini "Heartache", non resterete delusi.
E ora è il turno degli Isis. Il pubblico freme, grida e incita, quasi fossimo al concerto di qualche rockstar, l'aspettativa è alta e si sente. anche durante tutto il set ci saranno applausi "a scena aperta", non credevo davvero ci sarebbe stata una partecipazione tanto sentita. Lo show dura più di un'ora, riempiendo il locale di suoni angelici e sfuriate rabbiose e disperate, arpeggi e passaggi di derivazione post-rock e discese nel maelstrom del metal; su tutto l'ombra guida dei Neurosis vigila e assiste nell'esecuzione. Se ne esce rintronati, provati ed in preda ad un groviglio di emozioni indistinte, come solo la musica più intensa e coraggiosa riesce a farti provare. Se ancora non avete i dischi di questo quintetto bostoniano, datevi da fare. E la prossima volta che vengono da queste parti, non lasciateveli scappare per nulla al mondo. |