| Quella
di Milano non é stata una trasferta ma un susseguirsi di sorprese.
Partiti da Udine dopo pranzo, arriviamo sul posto con un anticipo
di almeno un ora sull'inizio del concerto; il che ci permette di
parcheggiare di fronte all'ingresso di via Valtellina - dove
si trova il famigerato locale - accaparrarci il biglietto d'ingresso
e trastullarci a lungo con birra e affini. La prima sorpresa arriva
proprio all'acquisto del biglietto che, tra i gruppi in scaletta
per la serata, annovera ovviamente In Flames ma non i cari Soilwork
- sostituiti da Blackshine - con grave disappunto - che possiamo
riassumere con un "orcodio!" - dei componenti l'allegra
comitiva.
Il pretesto sembra sufficiente ad animare una discussione composta
di "io te l'avevo detto! c'era scritto su una fanzine al concerto
dei Converge" e "vaccaboia ho controllato su almeno tre
siti, compreso quello del locale e c'era scritto "Soilwork!".
Nel frattempo si spalancano le porte alla orda di metallari e con
la dovuta calma, veniamo risucchiati anche noi all'interno. Bada
ben che il concerto é già iniziato da mò e ci becchiamo gli ultimi
due pezzi dei PAIN - e qui me
ne duole per i loro fans - che a me sembrano i Ramshtein.
L'ansia si protrae durante il cambio palco fino a che il mitico
Speed non compare introdotto dalla musichetta di Super Mario Bros.
ed é subito doppia soddisfazione: prima di tutto perché sono i nostri
super SOILWORK, secondo perché
attaccano con una magica "Follow The
Hollow". Il suono é potentissimo e l'esecuzione
impeccabile. Favolosi. Alteranno nell'esecuzione brani dal
recente "Natural Born Chaos"
- "As We Speack","The
Falmeout", la stessa title track - da"Chainart
Machine" e "A Predator's portrait".
Unica delusione rispetto alla scaletta, riguerda prorpio l'assenza
di chicche come"Neurotica Rampage"
e "Grand Failure Anthem". Sul
palco i nostri sono un po' fermi - tranne il bassista che si muove
anche per gli altri e sembra una versione metal dell'Albert di Candy
Candy; un vero signore! - ma non deludono assolutamente le
aspettative del pubblico.
Sei o sette pezzi, non di più, sigletta "That's
all folks!" finale e lo spettacolo é già finito. Saranno
state le otto e mezza.
Si comincia subito a lavorare per preparare il palco agli headliners,
gran parte del quale era stato fino ad ora coperto da teli e si
scoprono due grandi stelle formate da fari bianchi, sovrastate da
un'impalcatura di circa tre metri sulla quale sta la batteria. File
di fari bianchi anche tra gli amplificatori e due gigantesche"IF"
in alto, dietro il palco; il tutto accompagnato da un sottofondo
blues molto familiare che però non so riconoscere. Chiedo venia.
Quasi kitch.
In breve IN FLAMES sul palco
- tutti rigorosamente in completo bianco tipo infermieri - ed é
subito"Reroute To Remain". Paura.
Il suono é di una potenza da lasciare senza fiato, e tutto il pubblico
era sottomesso ad un"tiro" che poche altre volte mi é
capitato di sentire. I primi tre pezzi li passo in headbangin' con
le lacrime agli occhi. Altro che "poppy"! Questi spaccano tutto
in ogni caso. Tra le prime anche"System"
dal nuovo album, eccezionale!
L'atmosfera generale é bellissima: dire che il pubblico é coinvolto
é un puro eufemismo e sono proprio i nostri - Anders per primo -
a creare un rapporto molto friendly con i presenti. Tengono benissimo
il palco con una presenza agressiva e coinvolgente allo stesso tempo
e non si dedicano alla mera esecuzionze delle loro canzoni.
Trovo molto ben studiata la scaletta che spazia ampiamente lungo
la discografia - un gran peccato da parte mia non conoscerla veramente
a fondo - rendendo il concerto molto godibile. Veri momenti di estasi
del pubblico sono"Only For The Weak"
- spaventoso quanto riescano a far rendere a livello di impatto
un canzone così melodica - e "Trigger".
A mio avviso anche"Drifter"
é spettacolare.
Suonano per circa un'ora e mezza lasciandoci veramente soddisfatti.
Praticamente, un concerto perfetto. Dispiace quasi dirlo, ma
una volta usciti, conveniamo tutti che la differenza tra loro e
Soilwork si é sentita. Punto di vista per noi del tutto inaspettato.
Uno sguardo all'orologio e ci accorgiamo che sono appena le dieci
e mezza, al che ci girano parecchio i coglioni perché proprio a
Speed e gli altri si sarebbe dovuto lasciare più tempo per darci
prova delle loro indubbie capacità.
Tutto sommato, spero di vedere ancora
molti altri concerti come questo.
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By
Albi.

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