| Altro concerto rovente all’insegna del metal estremo in questa estate africana in terra di romagna. Assieme ad un mio fidato scudiero arrivo al Velvet alle 20:40 circa e con stupore noto che alla cassa ci sono già due/trecento persone probabilmente già appostate lì dal pomeriggio in attesa di accaparrarsi il sospirato biglietto (ringrazio l’Elena per i santi accrediti), il tempo di una sigaretta, due chiacchere e di farsi fare il solito timbro all’ingresso ed il Velvet è pronto ad accogliermi. Dopo un paio di rinfrescanti birre alle 21:30 hanno inizio i concerti e ad aprire la serata sono gli italiani Carnera, decisamente un pesce fuor d’acqua con il loro hard rock un po’ alla Danko Jones con qualche innesto dei Q.O.T.S.A. più ballerecci e un qualcosina dei Muse nelle melodie, ma il Velvet ha voglia di festa e dimostra di apprezzare comunque la prova di questi interessanti giovani rockers. Durante i loro quindici minuti di esibizione i Carnera eseguono i brani del loro ep “Hard Italian Solution”, per la precisione il pubblico del Velvet ha potuto apprezzare : Hate, Kind, On My Feet Again e Foggetabout.

Il locale è ormai praticamente pieno, direi sui 1500 i presenti, forse più (il Velvet ha una portata di 2000 persone circa). Alle ore 22:15 salgono sul palco gli americani As I Lay Dying ritenuti tra le realtà più interessanti del panorama metal core internazionale ma in pratica risultano maledettamente scontati (solito mix di thrash, hard core e death melodico di matrice nord europea) e banali, se ci aggiungiamo una resa del suono non eccezionale avete già capito che opinione mi sono fatto di loro. Comunque buona parte del pubblico sembra essere lì solo per loro (soprattutto i più giovani) e all’attacco di “Nothing Left” parte subito il pogo e si vedono già le prime gambe e teste saltare per aria. Mentre sul mio capoccione compare un fumetto con su scritto “mamma mia quanto sono tamarri questi” la performance degli As và avanti sfornando in maggior parte brani tratti dall’ultimo “An Ocean Between Us” e così sentiamo anche “The Sound Of Truth” fino ad arrivare al cavallo di battaglia “Forever” che riesce a scuotere un po’ tutta la pista. Dopo trenta minuti di concerto, veramente molto poco, gli As I Lay Dying lasciano il palco tra gli applausi (veramente troppo generoso il Velvet).

Finalmente è arrivato il momento delle cose serie, finalmente si sente nell’aria l’arrivo dei Killswitch Engage, il pubblico si scalda ballando le canzoni di Dredg (evvai allora non li conosco solo io eheheh), Pantera e Slayer messe in diffusione nel locale per occupare i tempi morti del sound check e quando scadono le ore 23 circa le luci si spengono per poi riaccendersi all’arrivo di Howard Jones e compagnia sul palco introdotti dalla mitica sigla dell’A-Team. Dopo un veloce saluto si comincia subito con “Daylight Dies”, rispetto a chi li ha preceduti i suoni sembrano migliori anche se forse la voce di Jones è troppo sovrastata dagli strumenti. La band sembra ancora essere nel pieno della sindrome da video di Holy Diver, un divertito e compiaciuto Jones (forse non si aspettava di vedere così tanta gente al Velvet) si muove per tutto il palco cantando a pieni polmoni e improvvisando simpatici siparietti con quel chitarrista pazzo che è Dutkiewicz (sempre in vena di scherzi).Il concerto è decisamente gradevole se non altro perché i il sound dei Killswitch riesce a non essere scontato come quello di molti loro colleghi proponendo un muro sonoro spesso molto più “metal” che “core”. La scaletta procede senza soste inanellando “This Is Absolution”, “When Darkness Falls”, “Unbroken” e un inaspettata intro di Walk dei Pantera eseguita da Dutkiewicz.

Jones dimostra di essere un frontman degno di questo nome e non perde occasione per dimostrare il proprio apprezzamento al pubblico del Velvet decisamente in palla quanto la band e così eccolo arrampicarsi su di una cassa e lanciarsi sulla folla (ahahahah evvai).Quando il sudore sembra ormai essere padrone dei nostri abiti ecco inanellarsi il trittico finale composto da “The End Of Heartache”, “Fixation On The Darkness” e la mitica cover di James Dio “Holy Diver” tutte quante ovviamente cantate a squarcia gola dal pubblico a cui un ormai esaltato Jones deve cedere il microfono. Il concerto si chiude dopo un ora e quindici minuti di goduria in cui i Killswitch Engage hanno dimostrato ancora una volta di essere senza dubbio la punta di diamante del movimento metal core mondiale. Da sottolineare in particolar modo la bravura e simpatia di Jones, la comicità di Dutkiewicz e la perfetta prova alla batteria del barbuto e pelato Justin Foley.
Scaletta Killswitch Engage:
- Sigla A-Team
- Dayligth Dies
- This Is Absolution
- When Darkness Falls
- Unbroken
- Intro Walk dei Pantera
- The Arm Of Sorow
- Breathe Life
- Rose Of Sharyn
- A Bid Farewell
- Life To Lifeless
- Break The Silence
- My Last Serenade
- The End f Heartache
- Fixation On The Darkness
- Holy Diver (Dio Cover)
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By Underdestroy .
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