L’impazienza dei fan incapaci di aspettare fino alla data a Milano del 26 ottobre al Transilvania è stata soddisfatta giovedì 25 al New Age di Treviso.
La serata degli headliners finlandesi divenuti particolarmente famosi nel giro degli ultimi due anni è stata aperta dai Kivimetsän Druidi, altra band finlandese che si presenta sotto la definizione di symphonic folk.
Kivimetsän Druidi
Molto discutibile la presenza femminile della soprano Jenni Onishko, dal rapporto col pubblico inesistente e dallo stile di canto lirico forse troppo simile a quello di Tarja Turunen (ex Nightwish), a volte persino lagnoso. Gli interventi in grim voice del cantante/chitarrista maschile e le ritmiche delle chitarre con un’evidente influenza dei vecchi Ensiferum in generale fanno un buon effetto sugli spettatori, riuscendo a scaldare la folla soprattutto sui pezzi più tirati e blast-beat oriented, presentando notevoli capacità tecniche e sonorità sornioni per un pubblico metal orientato verso sfumature folkeggianti.
Giovani e cantante permettendo, promossi, così dopo una breve pausa per il cambio della strumentazione sul palco si passa al motivo principale della serata...i Korpiklaani!
Korpiklaani
Già l’arrivo delle tipiche corna poste sull’asta del microfono di Jonne suscita la curiosità nella gente giunta allo spettacolo per vedere nuovamente in suolo italiano il folle sestetto. Quindi, dopo una breve introduzione i sei selvaggi irrompono sulla scena, scatenando le emozioni del pubblico presente che è sufficientemente numeroso da riempire il locale ed animarlo con un pogo incessante ed una completa ed attiva partecipazione all’evento.
La scaletta è stata scelta accuratamente, così è stato possibile avere un concerto di presentazione dell’album “Tervaskanto” da poco uscito, con canzoni che sono rimaste nel perfetto stile del clan della foresta, molte delle quali sono state accolte a braccia aperte dal pubblicoe valorizzate da quest’ultimo tramite pittoreschi ed improvvisati balli che hanno creato un’atmosfera di familiarità tale da far sembrare band e pubblico un tutt’uno, con una sinergia forse unica in ambito metal. Al contempo, una nuova affermazione dei vecchi cavalli di battaglia come la Journey Man che ha aperto le danze, mentre si è persino andati a rispolverare Ii Lea Voibmi, tratta dall’album Shamániac, risalente agli Shaman, vale a dire il nucleo primordiale prima del cambio di nome e di orientamento musicale.

I Korpiklaani con questo concerto si sono confermati come una delle bands più benvolute nella scena metal, probabilmente grazie alle sonorità orecchiabili che costringono anche il metallaro più riluttante a lasciarsi trascinare da quel sentimento felice provocato dai finlandesi, costringendoti a muovere le chiappe e danzare al ritmo dell’hummpa popolare.
Unica cosa che fa pensare è il pubblico al quale si sono rivolti, un pubblico più giovane, meno esperto e che li riconosce come idoli grazie alla semplicità (ahimè a volte ripetitiva) delle canzoni dei nostri. Rinunciando così a quella piccola fetta di ascoltatori che avevano nei loro primi periodi, un’élite che ormai spesso non è più in grado di riconoscerli.
Ma chi li conosce una volta dal vivo sa benissimo chi si troverà davanti. La presenza scenica e il sentimento che mettono nel comporre si riflettono sui volti di vecchi e nuovi ascoltatori, il che dimostra come i Korpiklaani sono sempre in grado di regalare forti emozioni e di colpire ed impressionare il pubblico. Pubblico, che come di consueto al New Age, ha avuto la fortuna di poter discutere con i membri del sestetto finlandese prima dell’inizio del concerto quando giravano liberamente per il locale mostrandosi disponibili al rapporto.
Concludendo, complice l’enorme attenzione che il folk metal riscuote ormai da anni su scala mondiale, e complice l’etichetta Nuclear Blast, una vera forza della natura che furba li spreme e li promuove come top band, l’ennesima conferma che sono ora i Korpiklaani (mentre i compaesani Finntroll sembrano ormai incamminati per un’altra strada) a trascinare il carrozzone del folk metal europeo. Hummpa!