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Finalmente Bolzano cerca di tirarsi fuori dal suo splendido isolamento, cercando di proporre qualcosa di interessante. L’idea è buona e soprattutto meritevole: prendi un manipolo di gruppi di Bolzano, mettili in un capannone in una zona non residenziale, lasciali suonare e vediamo cosa succede. Risultato? Un buon afflusso di gente convinta, ed a ragione, che un po’ di musica dal vivo sia il rimedio migliore per combattere la prima notte di freddo bolzanino (e il dilagare della piaga della “musica” da discoteca…).
Ma tutto non può essere perfetto, il concerto era solo uno strumento della campagna elettorale (non importa chi fosse il promotore, la strumentalizzazione degli eventi fa comunque schifo). Fortunatamente la politica è entrata poco, se non qualche dichiarazione del politico di turno e delle diapositive. Ma il centro caldo di tutto era il palco, dove giovani bolzanini sputavano sangue per divertirsi e divertire il pubblico.
Ammetto di non essere entrato al concerto con tempestività, di essermi perso i primi gruppi (nella specie Starseven, Almaterra, Atmosfera Zero e qualcun altro che non so).
Il mio, di concerto, inizia con i Panamerikana. Gruppo di ska-punk, di tradizione (viste le sue presenze anche nell’altro evento rock della Provincia – lo School’s Out). Ci mettono passione ma, personalmente, mi lasciano indifferente. Non sono mai stato un amante dello ska e del punk, e questo influenza il mio giudizio. Ma i ragazzi presenti sembravano apprezzare la loro proposta.
Seguono i Nomansland, che offrono al pubblico un po’ di caldo rock, speziato, in qualche caso, da alcune trovate musicali di tutto rispetto. Buone le proposte, nonostante i persistenti problemi tecnici che hanno costretto il gruppo a ritardare più volte l’inizio. Il pubblico si scalda e continua a ballare sotto il palco. Anche i Nomansland sono un gruppo conosciuto a Bolzano, viste le loro apparizioni allo Schools Out.
Il gruppo che segue propone, a loro definizione, un rockabilly. Se devo essere sincero non so dove l’hanno tirata fuori sta definizione, visto che di rockabilly manco se ne sente (tranne un medley finale che sfinisce). Piuttosto gli Psychos (questo è il nome del gruppo) propongono uno scanzonato punk. E qua, scusatemi, ricado nel giudizio precedente: il gruppo mi lascia indifferente proprio perché non amo il punk o i suoi derivati. Le canzoni sembrano tutte uguali e dopo un po’ mi annoio a starle a sentire. Perciò il giudizio dovrebbe essere dato da altre persone.
Il gruppo che aspettavo si presenta sul palco verso le 1. Vestito nero d’ordinanza, chitarra spianata, sezione ritmica incisiva e possente e voce scorticata. Ecco a voi gli Slowtorch (per chi si fosse sintonizzato solo ora, sono gli ex-Godmachine, conosciuti anche nelle compilation dello School’s Out e da un mini già apparso nelle recensioni di TheMurderInn). Il concerto si apre con una poderosa Gun e, più che essere una canzone, è una dichiarazione di intenti: assalto sonoro, headbanging e nient’altro. L’uno-due iniziale prevede l’esecuzione della già citata Gun, a cui segue Generator (presente sul loro EP, e che forse ne è la traccia più stoner). Il set è potente e caldo, una vera delizia dopo tutto il punk, ed il gruppo si concede completamente alla gente, offrendo una prestazione generosa (compresa anche di pose molto alla Zakk Wylde del chitarrista). Il suono generato è più vicino ad un corposissimo metal che ad uno stoner nel vero senso del termine (tanto per intenderci più Black Label Society incrociati con Monster Magnet che i Kyuss). A metà del set, i Nostri propongono un’altra traccia del loro interessante demo: “Endorphine”.
“Rocket to Nebula 6” viene introdotta dal cambiamento del batterista, dietro le pelli ritorna Felix, che ci propone un drumming molto energico e fa accelerare il pezzo, lanciandolo, proprio come dice il titolo, verso la “Nebula 6”.
Dopo “Rocket…” ritorna dietro le pelli il batterista ufficiale degli Slowtorch e, tanto per dimostrare la potenza del gruppo, il complesso si ritrova col batterista assordato. Questo ha modificato i piani del gruppo, in quanto hanno dovuto rinunciare a proporre “another one down” (solo accennata) per lanciarsi nella coinvolgente “Godmachine”.
Prestazione da applausi, a parer mio e dei presenti.
Dopo di loro, altri gruppi punk, ma non ho avuto la forza di resistere e me ne sono andato; perdendomi, ahimè, un altro gruppo che, a detta di molti dei presenti, valeva la serata: i Vicodin.
Ma, tranquilli, sentiremo ancora parlare di loro…
La scaletta degli Slowtorch:
1 Gun
2 Generator
3 Jetblack
4 Full Blown High
5 Rock Pussy Rock
6 Endorphine
7 Roadkill
8 Dirt Track
9 (go down in) Style
10 Rocket to Nebula 6 (eseguita con il vecchio batterista)
11 Another One Down (iniziata ma sospesa causa assordamento del batterista)
12 Godmachine
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By Stefano.
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