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Metalday
Folk'n' Roll

(Vigo Meano (TN) 01-07-2006)
 

Prima di iniziare qualsiasi tipo di report del concerto in questione, è d’obbligo mettere una cosa in chiaro: ci fossero più organizzazioni (o chissachè) come il MetalParty di Trento, il panorama musicale (metal e non) italiano sarebbe nettamente migliore.
Appurato questo, passiamo a vedere il concerto in sé. Highlight della serata sono ovviamente i Napalm Death (leggendario gruppo grind, ma non necessitano presentazioni, l’ho fatto solo per i neofiti del genere), fatti venire in Italia e offerti al pubblico GRATUITAMENTE. Solo questo dovrebbe già essere messo nelle buone azioni che bisogna compiere nella vita.
Ma il festival in questione non consta solo dei suddetti “godfathers” del grind, i gruppi che rispondono “presente” all’appello sono numerosi. Essendo, colpevolmente, arrivato in ritardo, mi perdo un po’ di gruppi iniziali. Arrivo in tempo per assistere alla fine dell’esibizione di un gruppo di qualcosa di simile al viking metal (i Death Army), almeno a giudicare dall’abbigliamento, ma non posso dire niente di che su questo gruppo (anche se, per le poche cose che ho sentito, non mi hanno convinto molto).
I Blame suonano in maniera discreta, ma mi convincono pochino (ma hanno una buona presenza di pubblico). Il genere proposto dal gruppo è un po’ troppo nu-metal per i miei gusti e questo non gioca a loro favore.
Gli Outcry salgono sul palco e mettono in mostra tutto il loro bagaglio swedish-death (anche se in questa esibizione è visibile una certa evoluzione, infatti si sente anche una certa fascinazione per le nuove correnti del metal-core). Lo show è sempre di buona fattura, con Haze in gran forma vocale (nonché abbigliato in stile Anders Friden) e la band che macina note e note. Le corrispondenze con i loro begnamini In Flames sono perfettamente visibili e udibili, ma non vengono nascoste e questo almeno li rende una band onesta. Gli Outcry propongono al pubblico di Vigo Meano anche un loro nuovo pezzo, che suona molto come l’evoluzione del sound In Flames (ma potrebbe essere un errore dato da una certa abitudine all’accostamento).
Gli Skanner infiammano il pubblico presente con il loro metal classico. La band, si vede, è affiatata e capace di suonare e il pubblico risponde entusiasta alle note dei bolzanini (attesi anche all’apertura del concerto dei Deep Purple, nonché già visti al Sun Valley in Rock). Le influenze anni ’80 sono innegabili e questo da una collocazione sonora non fraintendibile: melodia, potenza e acuti vocali (con un po’ di istrionismo).
La non innovatività del genere proposto dagli Scanner e la mancanza di acuti (stilistici) nel loro repertorio ne sancisce, ai miei occhi, una insufficienza; ma il pubblico ne ha dato feedback diverso (perciò potrei anche sbagliarmi).
Apripista dei Napalm sono i Mothercare. Il gruppo macina un potente death, percussivo e grintoso (con ben due batterie, anche se una è solo percussioni). Growl potente e fangoso come da contratto e riff su riff che grattugiano la chitarra sono la ricetta vincente del gruppo. Buone le canzoni, anche se con qualche punta di già sentito (inevitabile nel death…).
Arriviamo a parlare degli headliner. I Napalm Death si fanno attendere, scaldando gli animi di un pubblico già abbastanza agitato. Al momento dell’entrata sotto il palco scoppia il delirio, mosh-pit sfrenati e incitamenti ai begnamini. I Napalm pompano come dannati, fornendo alla gente un buon mix fra tracce nuove (da quello che ho capito anche una anteprima del nuovo Cd) e vecchi classici immancabili e richiestissimi (fra cui Scum…tanto per citarne uno). Il concerto prosegue potente fino alla fine, con ritmi serratissimi (come da copione nel grind) ma anche con un certo interplay fra gruppo e pubblico. La sezione ritmica dei Napalm è devastante, tritura e sputa fuori una quantità di note esorbitante, senza mai perdere ritmo o concentrazione, ma è tutto il gruppo che gira bene e si sente.
La fine del concerto viene accolta con un misto di sollievo e di delusione (come sempre si vogliono più pezzi di quelli ascoltati) da molti dei doloranti fan del gruppo che, dopo una giornata intensissima, sciamano via soddisfatti dal luogo del concerto e si dirigono verso i campeggi (garantiti dall’organizzazione del Metalday).



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By Stefano e Bruno (Slowtorch).

 

 
 

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