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Nile
Krisiun
Grave

Ulcerate
Corpus Mortale

(Rimini, Velvet 28-11-2009)

 

“Questa volta non me li posso perdere appena passano in tour!!!”
Questo è stato il mio primo pensiero quanto mesi fa venne annunciata l’uscita del nuovo disco dei 3 faraoni americani, convinzione poi rafforzata una volta avuto tra le mani “Those Whom the Gods Detest”.
Il disco testimonia una volta di più la forza e la grande vena creativa dei Nile band che sembra non conoscere cali qualitativi o cadute di tono come invece succede ad altre band della stessa caratura.
Giunto al Velvet Club di Rimini dopo un viaggio tranquillo in compagnia di 4 amici noto come il locale dall’esterno assomigli più ad un road bar americano (di bassa qualità anche oserei dire) che ad un live club.
Fortunatamente appena entrato questa sensazione scompare e mi trovo di fronte un locale ricavato da un grande capannone con un palco davvero grande il cui unico difetto è quello di essere un po’ scuso.

Aprono le danze della serata i CORPUS MORTALE combo danese attivo sin dal 1993.
Sinceramente la band non mi impressiona più di tanto e quindi mi dedico più che altro a salutare amici e persone che non vedo da una vita accorse anche loro per vedere i Nile.
Tutto sommato comunque mi sembrano un onesto gruppo in grado di assolvere a pieno il proprio compito di opening act.

Dopo un veloce cambio palco salgono gli ULCERATE band attesa da molti dei presenti che personalmente non conoscevo ma che grazie ad una prestazione convincente mi ha lasciato un ottima impressione e la voglia di approfondirne la conoscenza, il loro death metal alterna parte lente a tempi velocissimi e parti quasi prog. Un interessante novità per il sottoscritto.

Altro cambio palco altrettanto veloce (ottima cosa che caratterizzerà tutta la serata) ed è il momento dei GRAVE storica band svedese, i quattro non si risparmiano on stage anche se a volte il batterista denota qualche segno di stanchezza soprattutto sulle parti veloci non riuscendo a tenere perfettamente il timing, tutto sommato però questo è un particolare di poco conto e la gente sembra non farci caso scatenando di tanto in tanto un po’ di pogo e inneggiando ai quattro svedesi i quali sciorinano nella mezz’ora a loro disposizione alcuni brani della loro ultima fatica discografica per chiudere con lo storico brano Into The Grave vero e proprio inno della band decisamente apprezzato da tutto il pubblico.

Preceduti da un breve intro è poi la volta dei KRISIUN, i 3 brasiliani sono dei veri e propri stacanovisti e alternano continuamente tour e dischi in studio.
La loro familiarità con il palco si vede subito, la prestazione dei 3 musicisti è davvero ottima soprattutto quella di Max Kolesne dietro le pelli, vero e proprio motore del combo carioca.
La scaletta pesca a piene mani dalle ultime due fatiche discografiche, uno dei brani che personalmente mi ha più colpito e la splendida Combustion Inferno vero e proprio cavallo di battaglia dell’ultimo Southern Storm.
La band si diverte sul palco e la gente sembra percepirlo alla perfezione seguendoli in ogni momento e inneggiando a loro in più occasioni, arrivando a vere e proprie ovazioni soprattutto quando il cantante bassista Alex Camargo parla con i pubblico elogiandolo e ringraziandolo in più occasioni.
Umiltà, potenza e precisione sicuramente le tre caratteristiche più significative per la band che lascia il palco al termine di una prestazione molto convincente.

Inizia ora l’attesa per uno degli eventi che aspetto da più tempo e che spero fortemente non sia una delusione come accaduto per altre band.
Si parte subito con l’intro del nuovo album, il primo a salire sul palco è il mastodontico Karl Sanders in pantaloncini mimetici corti con l’ormai classica chiave della vita egizia al collo, a ruota salgono anche Dallas Toler Wade, George Kollias dietro e pelli e infine Chris Lollis (chitarrista dei Lecherous Nocturne) in qualità di bassista.
La band inizia subito con l’attacco frontale affidato a Kafir! opening track anche del nuovo disco, e subito la paura inizia a serpeggiare tra il pubblico, i suoni sono veramente pessimi, fortunatamente nel giro di mezza canzone tutto si sistema permettendo alla band di esprimersi al meglio.
Kollias è un mostro dietro le pelli, velocissimo e preciso oltre che con una botta mostruosa.
La precisione la fa da padrone, Dallas e Chris Lollis (gran lavoro il suo sia al basso che alla voce) si scambiano le parti vocali, ogni tanto anche il biondo Sanders interviene con il suo growl profondo e meno comprensibile di quello dei compagni di avventura.
La band si muove attraverso tutta la propria discografia, il pubblico dimostra di apprezzare in particolare i brani da In Their Darkned Shrines forse il disco più apprezzato degli americani.
Sinceramente però brani come Cast Down The Heretics, Lashed to the Slave Stick, Ithyphallic e Papyrus Containing The Spell To Preserve Its Possessor Against Attacks From He Who Is In The Water tratti da Annhilation Of The Wicked e da Ithyphallic appunto secondo me non presentano nessuna debolezza rispetto a brani più datati anzi mettono in luce tutte le qualità tecniche della band ed in particolare di quel mostro che sta dietro il drum kit e che risponde al nome di George Kollias il quale non sbaglia un colpo o un cambio di tempo nonostante le velocità stellari alle quali viaggia.
Tra un brano e l’altra Dallas intrattiene in pubblico che praticamene pende dalle sue labbra e che scoppia in un ovazione ad ogni sua parola.
I brani si alternano a svariate parti atmosferiche che ben si sposano con i concept legato alla musica del gruppo.
Il concerto scorre in maniera fluida e l’atmosfera che si respira è quasi mistica (come poi si addice ai testi d’altronde) e in men che non si dica si giunge all’ultima canzone quella Black Seeds Of Vengeance tratta dall’omonimo disco, che diventa un vero e proprio inno di chiusura cantata nella parte finale da tutti i presenti nessuno escluso.
La band saluta e lascia il palco accompagnata dall’ovazione della folla evidentemente soddisfatta.
A livello personale posso dire una cosa : superiori!!!!!!
Non ho davvero altre parole per definire il gruppo death metal che dal vivo mi ha impressionato più di chiunque altro e che grazie alle proprie uscite discografiche sta ridefinendo gli standard di un genere.
Era da moltissimo tempo che non lasciavo un concerto così soddisfatto ed esaltato e il dover far altre 4 ore di macchina nella nebbia non mi spaventa proprio.
Ne è proprio valsa la pena!

(Commenta nel Forum)

By Pondro

 

 
 

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