| Grande serata al Palasharp di Milano pronto ad ospitare tre band dall’impatto sonoro devastante come Children Of Bodom, Machine Head e gli headliner Slipknot. Già alle ore 18 o poco più la struttura è praticamente piena (9 mila posti circa) e tra il pubblico si distinguono benissimo le tre generazioni rappresentate dalle band: i ragazzini accorsi per vedere i Children il cui death melodico è stato recentemente rinvigorito e rivalutato dal successo del metal core, gli ormai ex nu metallers ormai ben oltre la soglia dei venti arrivati in massa per vedere i nove in maschera dell’Iowa e gli ormai trentenni thrasher con magliette di Pantera, Metallica, Megadeth ed altri pronti ad accogliere i Machine Head.

Alle ore 19 in punto comincia l’esibizione dei C.O.B che si trascina stancamente per circa trenta minuti, piatti, monotoni (anche i tanti tecnicismi ormai sono diventati scontati) decisamente non in vena la band nord europea, un po’ come il loro tastierista alias Janne Wirman apparentemente annoiato, svogliato più preoccupato della sua birra che della propria tastiera. Per quanto riguarda Alexi anche questa volta come due anni fa con gli Slayer non mi ha convinto, se su cd la sua voce ti fa venir la voglia di prendere subito il biglietto per un loro live una volta che ti ci ritrovi te ne penti amaramente (forse i suoni erano troppo bassi) ……

strano, eppure le canzoni sono buone ma solo “In Your Face” sembra scuotere un po’ gli animi. Una band che sembra aver perso un po’ la propria identità per cercare di strizzare l’occhio alle mode “metalcorose” del momento, pazienza, speriamo si riprendano perché il loro talento non può essere sparito nel nulla così.

Alle ore 20:00 minuto più minuto meno è la volta del post thrash dei Machine Head che per molti presenti (compreso il sottoscritto) sono l’unica “vera” metal band della serata a cui verranno concessi cinquanta minuti di live set garantiti dal ruolo di co-headliner. Finalmente Flynn ed il povero Phil Demmel sembrano completamente ristabiliti dai malanni dei giorni scorsi, anzi sono delle vere furie sul palco e danno vita ad uno dei concerti più belli che i M.H. abbiano mai fatto sul territorio italiano partendo dalle note di “Clenching the Fists of Dissent” fino alla conclusiva “Davidian” suonata a ritmi vertiginosi. Un’ora scarsa di una potenza inaudita in cui si sono miscelati alla perfezione tecnica, suoni ricercati e prestazioni individuali eccellenti. Da segnalare il momento di lutto in cui Robert Flyn ha voluto ricordare il padre di Demmel recentemente scomparso a cui il Palasharp dedica un applauso. Gran bel concerto di una band che non stufa mai e che continua a non sbagliare un colpo.

- Clenching the Fists of Dissent
- Aestethics of hate
- Imperium
- Ten Ton Hammer
- Halo
- Old
- Davidian
Dopo che i tecnici si sono dannati l’anima arrampicandosi per il palco in puro stile spiderman per montare la scenografia e l’ attrezzatura dei nove in maschera ecco che alle 21 e 30 circa le luci si accendono e sulla batteria compare Joy Jordison dotato di super guanti con dita ramificate che danno un po’ un effetto “Edward Mani Di Forbice” che usa per salutare il pubblico prima dell’ingresso dei restanti otto compagni (ovviamente Corey è entrato per ultimo). Si attacca subito con la violentissima “Surfacing” tratta dal primo album e “The Blister Exist” marchiata Vol. 3 the subliminal verses. Il concerto fila via liscio come l’olio, decisamente scenico con il clown che sale e scende dalle percussioni rotanti che dominano il Palasharp mentre Corey gira per tutto il palco non perdendo occasione per infilare qualche discorsino tra una canzone e l’altra come il ringraziamento per la prima posizione nelle classifiche italiane raggiunta dall’ultimo album “All Hope Is Gone” e il decennale discografico della band ormai alle porte. Cosa molto piacevole è stata l’idea di incentrare la scaletta solo sui vecchi album lasciando ad All hope is gone solo i due singoli “Psychosocial” e la smielosa “Dead Memories” che io sinceramente avrei cestinato molto volentieri in favore di Wait and bleed (ebbene si , questa non l’hanno fatta).

Altra cosa che ho notato in modo molto evidente è la diversità sostanziosa e sostanziale dell’impatto live dei brani del periodo Slipknot/Iowa e quelli di Vol.3/All Hope Is Gone, decisamente più duri e da pogo i primi, più da classifica e da cori i secondi, sostanzialmente tutti ben eseguiti ma è evidente come con il passare degli anni Corey & C. si siano fatti ammagliare dal fascino del denaro ammorbidendo qualche riff ed infilando melodie (sempre comunque azzeccate) un po’ ovunque. Dopo poco meno di un’ora e mezza il “carrozzone” Slipknot si congeda con il duo “People=Shit” / “(Sic)” ed un Jordyson impegnato in un assolo agganciato alla sua batteria che nel frattempo ha preso il volo cominciando a volteggiare sopra il palco. Insomma un concerto gustoso che non ha sicuramente deluso i presenti a parte la mancata esecuzione di Wait And Bleed (volendo essere pignoli) e le piccole pecche tecniche sono state mascherate dalla strepitosa tenuta scenica.
- Surfacing
- The blister Exist
- Get this
- Before i forget
- Liberate
- Disasterpiece
- Dead memories
- Psychosocial
- The heretic anthem
- Prosthetics
- Spit it out
- Duality
- Only one
- 515
- People=Shit
- (Sic)
(Commenta nel Forum)
By Underdestroy |