Menù 
Recensioni
Interviste
Report Concerti
Calendario Concerti
Testi Tradotti
Foto
Promozione Bands
Download
Cerca in TMI
Banner
Links
Contacts
------------




Ultime Recensioni

The Mission
"Dum Dum Ballet"

Rhapsody Of Fire
"The Frozen Tears Of Angels"

Avantasia
"The Wicked Symphony/Angel Of Babylon"

Necrodeath
"Old Skull"

Enthroned
"Pentagrammaton"

Pro Pain
"Absolute Power"

Seance
"Awakening The Gods"

Overkill
"Ironbound"

Rust Requiem
"Migrationis Obscura Aetas"

Helel
"A Sigil Burnt Deep Into The Flesh"

Cathedral
"The Guessing Game"

Riul Doamnei
"Apocryphal"

Black Sun Aeon
"Darkness Walks Beside Me"

Waldheim
"Fight Against Time"




 
Altre Nuove Recensioni
 
Dimmu Borgir
"For All Tid"
 
Silence
"Call My Name"
 
In Tenebra
"Introspection"
 
Chevalle
"Sci-Fi Crimes"
 
Raza De Odio
"La Nueva Alarma"
 
Devil's Whorehouse
"Blood & Ashes"
 
Electric Swan
"Electric Swan"
 
Funebrarum
"The Sleep Of Morbid Dreams"
 

 

 

The Days Of The Dead

(Torino 28-06-2006)
 

Nell’arida estate metallica torinese (eh sì, nel capoluogo cisalpino non siamo alle prese solamente con la secca del Po: anche le precipitazioni di metallo in città si fanno sempre più rare ed insufficienti ad “irrigare” gli appassionati del genere) la due giorni del festival “Days of the Dead” si presenta come un rinfrescante temporale da troppo tempo atteso. Questa sera, prima del Festival, si avvicendano sul palco del Chicobum di Borgaro artisti del calibro di Obituary, Agnostic Front, Madball e Caliban.

La risposta del pubblico torinese a questo cocktail micidiale di death metal e hardcore è però inspiegabilmente fredda. Quando il mio “Metal Guru” Heavy Under ed io ci affacciamo intorno alle 19:30 sul prato del Chicobum ci saranno non più di 80-100 persone ad assistere al concerto dei tedeschi Caliban. La giovane band sul palco da tutto quello che ha e meriterebbe certamente più partecipazione da parte del pubblico. Alla fine della loro esibizione incrociamo il cantante nel backstage e la sua espressione sconsolata la dice lunga, più di qualunque parola, su quanto debba essere duro questo mestiere quando non sei gli Iron Maiden…

Occupo il tempo necessario al cambio di stage per i Madball nella ricerca di una maglietta degli Obituary. Eh si, non vi è dubbio che siano loro la grande attrazione della serata. Per me poi i 5 di Tampa, Florida, sono un vero e proprio mito ed uno dei cinque gruppi preferiti in assoluto. Recentemente ho avuto modo di godere delle loro performance live al Gods of Metal 2005 ed al Wacken Open Air dell’Agosto scorso ed in entrambe le occasioni ho trovato il quintetto in splendida forma musicale. Sono assolutamente elettrizzato quindi dall’idea di rivederli dal vivo e, soprattutto, di conoscerli personalmente. Trovata la maglietta esattamente come la volevo (quella “20 Years of Florida Death Metal”) passo da un chiosco per dotarmi di una birra fresca che mi aiuti a schiarirmi la gola prima dell’intervista e vado a godermi un po’ di Madball, che sono intanto riusciti a far convergere un centinaio di persone in più sotto il palco facendo assumere alla “audience” un aspetto più consono al festival.

Finalmente arriva l’OK dal backstage: tocca a noi.

Ci facciamo strada fino al tour bus davanti al quale ci attende un sorridente Trevor Peres, il quale si presenta, in modo così gioviale ed educato, “Hi, I’m Trevor Peres”, quasi fosse lui a dover intervistare noi. Ci dice quasi scusandosi che sta aspettando due giornalisti di un’altra testata e che dovremo aver pazienza ed attendere Don Tardy, che si prenderà cura di noi.

Pochi secondi dopo ecco arrivare Donald Tardy , batterista e cuore pulsante del gruppo americano, che ci fa accomodare in una saletta (bollente!) in fondo al bus. Sul tavolino un televisore con annessa Play Station2 ed un gioco sulla F1. La prima cosa che colpisce sia in Don che negli altri quattro Obituary è l’estrema “normalità” dei personaggi. Vedendoli vestiti quasi fossero redneck delle province agricole del mid-west (ehm, forse che Redneck Stomp…?), e vedendo i loro modi calmi ed educati, perfino rilassanti per chi ascolta, viene difficile pensare che fra poco più di un’ora e mezza li vedremo fare fuoco e fiamme sul palco, con i loro tipici suoni apocalittici a far da colonna sonora all’annichilente voce di John Tardy.

Salutato Don Tardy (non prima di averlo implorato in ginocchio di non dimenticare Dieing nella scaletta del concerto) usciamo dai 40° del tour bus proprio mentre gli Agnostic Front stanno preparandosi a fare il loro ingresso sul palco. Adocchiamo il nostro paisà Vinnie Stigma che cazzeggia all’entrata del palco con una birra in mano e ne approfittiamo per scambiare quattro chiacchiere anche con lui, a registratore spento però perché apparentemente i cinque newyorchesi non avrebbero rilasciato interviste ufficiali in questa occasione. Veniamo a sapere così che Roger Miret salirà sul palco in condizioni a dir poco precarie a causa di un ricovero in ospedale resosi necessario qualche giorno prima per un malore che Vinnie (che sfoggia uno pacchianissimo portachiavi “50 and sexy”) diagnostica in modo molto professionale “something fucking messed up with him”; “Roger è un eroe, credete a me! Non è semplice salire su quel palco quando uno sta in quel modo”.

Torniamo sul prato del Chicobum giusto in tempo per vedere le leggende viventi (almeno, la coppia Stigma/Miret) dell’hardcore made in USA salire sul palco e scopriamo subito che ciò che ci aveva anticipato Vinnie Stigma non era assolutamente esagerato. Miret appare senza voce, stravolto in viso (certo i suoi ventiquattromila tatuaggi non aiutano a conferirgli un aspetto sano…!) e sudato come mai mi è capitato di vedere un’artista prima, anche in una calda serata di Luglio. I quattro membri della band gli danno una mano notevole rimpolpando lo show di un buon numero di assoli per dare l’opportunità al cantante di riprendersi tra una canzone e l’altra. Davanti a tre/quattrocento persone una roba così la fai solo se ami il tuo mestiere. Respect!

Ed è ormai tempo di Obituary!

Don Tardy alla batteria, Trevor Peres e Allen West alle chitarre e Frank Watkins al basso fanno il loro ingresso sul palco e subito parte l’ipnotica intro “Redneck Stomp” che dall’uscita del recente “Frozen in Time” ha assunto il compito di scaldare i quattro musicisti sul palco prima di dare il via alle danze. L’ingresso sul palco di John Tardy arriva con le prime note di “On the Floor” sempre dall’ultimo, ottimo lavoro. Da dietro la batteria di Don Tardy iniziano a fare capolino Madball e Agnostic Front che accompagneranno con headbanging e “air guitars” tutta l’esibizione degli Obituary.

La scaletta del concerto poggia decisamente sull’ultimo lavoro (all’appello mancano solo “Blindsided”, “Mindset” e “Denied”), ma non mancano pietre miliari quali “Chopped in Half”, “Turned Insideout”, “Threatning Skies”, “Dieing” (siiiiiii!!!!! Grazie ragazzi!!!!), “Find the Arise”. Certo, il marchio di fabbrica degli Obituary è quello e le canzoni si rincorrono con molti passaggi comuni fra l’una e l’altra, ma noi siamo lì proprio per quello ed il concerto vale decisamente il prezzo del biglietto! L’encore, aperto da un assolo di batteria di Tardy che sembra dire a tutti “ragazzi, stasera ho proprio voglia di suonare!”, ci riserva 5 pezzi “Stand Alone”, “Lockjaw”, la sempre trascinante “’Til Death” e la recente “Slow Death” con tanto di duetto alla batteria dei fratelli Tardy. E quando si odono le prime note dell’arpeggio “doom” di “Slowly we Rot” il pubblico si scatena in un boato da brivido! La voce di John Tardy, nonostante l’ora e mezza di ruggiti belluini, è ancora perfetta ed il finale tiratissimo e devastante ci illude per un attimo che la musica continui ancora per ore e ore tra l’headbanging generale.

Un’ora e mezza di death metal di alta scuola. Al solito, chi non c’era ha avuto torto. Cavolo se ha avuto torto!

(Commenta nel Forum)

 

Articolo di Rick Hard.
Foto di Heavy Under.

 

 
 

Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player