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La ricerca infruttuosa del locale dove suonano i propri begnamini è una costante della mia "carriera" di reporter d'assalto. Come accaduto in occasione del concerto di In Flames + Sepultura (a Roncade), la ricerca del locale per i The Gathering ha, proporzionalmente, portato via più tempo che il viaggio in sè. Comunque, grazie ad una graziosa mano della fortuna, riusciamo (io e il sempre presente Bruno/Slowtorch) a trovare il Live Club giusto in tempo.
Il locale è straordinarimanente vuoto causa, immagino, tempo pessimo e giornata infrasettimanale, più che per le capacità compositive degli olandesi. Presa posizione in mezzo alle prime file, aspettiamo la calata delle luci e l'entrata in scena del gruppo. Come inevitabile il pubblico accoglie il gruppo con un calore enorme, anche se Anneke riceve un tributo particolare. Il concerto parte bene e sorprendentemente, almeno alla mia idea di concerto dei The Gathering, molto molto rock. I suoni sono molto pompati, soprattutto la batteria è in estremo risalto e ogni rullata, ogni passaggio, fa tremare il pavimento. Il gruppo dei fratelli Rutten pesca ampiamente in tutto il repertorio del gruppo, tralsciando, inevitabilmente, solo i primi due dischi ("Always..." e "Almost a Dance"), per il resto quasi tutti i dischi usciti trovano la loro espressione live sul palco del Live Club di Trezzo. Buona rappresentanza di pezzi dall'ultimo disco "Home", presente con ben 6 brani sui 13 del disco, ma anche "Mandylion", "How to measure a planet?", "Souvenirs" sono presenti con 3 brani per ciascuno.
Ma partiamo ad analizzare l'esibizione dei The Gathering. Partiti con circa 30 minuti di ritardo rispetto al programma, gli olandesi aprono il concerto con "Shortest Day" e "In Between" (da Home) e subito si nota che il gruppo è in forma e il concerto riserverà delle piacevolissime sorprese (poi mantenute). Il terzo pezzo rimette a posto le lancette del tempo e riporta il Live esattamente nel 1998, quando è uscito "How to measure a planet?", la voce di Anneke ricama il pezzo, che, con un crescendo, si risolve in un rock-elettronico molto convincente e accattivante. La commistione effettistica, elettronica e la componente più marcatamente rock viene interpretata con quella perizia che è propria dei The Gathering. La successiva "Probably built in the fifties" viene bruscamente interrotta da un problema elettrico, il gruppo risolve il problema molto velocemente (intanto Anneke ci illustrava che il simbolo esibito su un telone alle spalle del gruppo risale ai primi anni del 1990) e riprende il via di nuovo con la stessa "Probably built in the fifties", riuscitissima e acclamata (nonostante i suoi quasi 8 minuti non la collochino nelle canzoni di facile presa). Nonostante un concerto del gruppo fronteggiato dalla rossa Anneke non sia il posto dove fare headbanging, il capo incomincia a ciondolare a tempo... Complice anche l'impostazione del brano, molto cadenzata e "ipnotica".
Da sottolineare due fatti, il primo di puro stile, Anneke è una abilissima performer, capace di inchiodare lo sguardo su di lei non solo per la sua avvenenza, ma, soprattutto, per una abilità notevole nel tenere il palco e come cantante sopraffina. Il secondo riguarda la scelta di Renè Rutten con le chitarre, partito con una scelta fra tre, alla fine opta per segnare la parte del concerto con le corpose e aggressive note di una Gibson Les Paul, ottima "esecutrice" dell'animo più rock/metal del gruppo.
Dopo aver ripreso nuovamente un brano di "Home", il pubblico va in delirio sulle note della elegante e rock "In Motion pt.1", pezzo storico del gruppo, derivante dal loro riconosciuto successo "Mandylion". L'interpretazione è passionale e la gente apprezza, ringraziando calorosamente.
Da questo momento si apre una parentesi incentrata quasi esclusivamente su brani da "Souvenirs" (tranne una "Saturnine" proveniente da "If The Else", melodica, con un intro molto trip-hop e con una linea vocale da capogiro, azzeccata come poche altre). Il ritmo cala leggermente, pur mantendo una componente rock, ma acquista un più ampio fascino intimistico, anche dato dalle trame più delicate delle varie canzoni (nonchè sulla matrice base delle canzoni votate ad un rock elettronico rotondo ed elegante).
Dopo un'altra parte dedicata al nuovo (e molto acclamato) Home, il gruppo riprende nuovamente in mano due pezzi da "How to measure the planet?" e "Souvenirs"... rallentando forse un pò troppo il concerto, ma mantenendo una pulizia ed un calore encomiabili. Unico disco lasciato fuori è "Nightime Birds".
Gli encore sono lasciati ad una versione interessantissima di "Home", molto ben ripresa, con più corpo (ovviamente) che su disco. Il finale invece è in crescendo, anche per la presenza di due pezzi di levatura come "Eleanor" (in cui la chitarra - Gibson ovvio- di Rutten acquista un ruolo di prima piano) e una potentissima "Strange Machine" (secondo encore e diciasettesimo pezzo della serata!). Quest'ultima, attesa da tutti, viene riproposta con un piglio molto metal, con sezione ritmica grassa e chitarra che riprende quelle sonorità doom che le erano care all'inizio della carriera (ma, ad un certo punto, forse in un attimo di estasi derivante dalla canzone, ho percepito anche un certo flavour "stoner", con chitarre grasse, feeling psichedelico e quant'altro). Anneke, dopo aver cantanto (molto bene, nessun cedimento) e "ballato" per quasi due ore, sfodera ancora una prestazione perfetta, incisiva e sentita.
Dopo due ore di concerto passionale e coinvolgente la serata si chiude con il pubblico estremamente soddisfatto. Gli applausi sono meritati per questo quintetto olandese, la dimensione del club ne esalta le qualità e, soprattutto, permette alle canzoni più rencenti di non disperdersi (come potrebbe accadere in un ampiente più ampio come quello del festival).
Due ultime annotazioni. La prima riguarda i The Gathering stessi, estremamente disponibili alla fine del concerto. Tutti (tranne i due fratelli Rutten) si sono presentati al pubblico per scambiare quattro chiacchere e fare le classiche foto di rito. La seconda è personale, ringrazio Frank Boeijen per avermi scritto la set list del concerto, cosa necessaria più che mai visto l'altissimo numero di pezzi e la mia scarsissima memoria.
Formazione:
Anneke Van Giersbergen - voce
Renè Rutten - chitarra
Marjolein Kooijman - basso e seconda voce
Hans Rutten - batteria
Frank Boeijen - tastiere
Set list:
1. shortest day (home)
2. in between (home)
3. liberty bell (how to measure a planet?)
4. probably built in the 50's (how to measure a planet?)
--- problema elettrico, sospensione----
5. probabily built in the 50's
6. a noise severe (home)
7. in motion pt.1 (mandylion)
8. even the spirits are afraid (souvenirs)
9. saturnine (if then else)
10. monsters (souvenirs)
11. a life all mine (souvenirs)
12. box (home)
13. waking hours (home)
14. broken glass (souvenirs)
15. travel (how to measure a planet?)
--- 1 encore---
16. home (home)
17. eleanor (mandylion)
--- 2 encore---
18. strange machine (mandylion)
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By Stefano & Bruno/Slowtorch .
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