Concerto da leccarsi i baffi in terra altoatesina, arrivano i VOLBEAT e si preannuncia un concertone tutto esaurito. A supporto del gruppo di Poulsen ci sono i Burning Black e gli Slowtorch, chiamati a
scaldare l'ambiente prima della mistura di rockabilly e metal dei danesi (in tour a supporto dei Nightwish, cosa centrano??, e in uscita solitaria prima di tornare con i finnici). Partiamo da una constatazione di merito, i VOLBEAT li conoscevo di nome e qualche traccia, niente di più, e perciò il concerto è un pò come un appuntamento al buio... ci si aspetta di tutto e si spera di non rimanere con la sabbia in bocca.

L'apertura del concerto è affidata agli Slowtorch, chiamati a intrattenere con il loro bastardissimo stoner-heavy-rock il pubblico presente in sala. Partono lanciati e sciorinano le loro canzoni per un 25 minuti di puro assalto sonoro. Le nuove tracce hanno una componente groovy ancora maggiore delle precedenti e questo permette di trasmettere un'organicità al muro di cemento chiamata setlist. Concerto fatto bene e sentito, peccato che il tempo a disposizione è tiranno e sono costretti ad andarsene quando i muscoli ormai erano belli caldi. Ammetto la mia totale e inguaribile ignoranza e banalità, ma finiti gli Slowtorch sono andato a prendermi un birra e mangiarmi un toast, anche perchè i Burning Black, pur suonando bene, non mi hanno entusiasmato (ma qua entra in gioco il fattore che, al sottoscritto, l'heavy classico non va giù, NdA.).
Ma non è da nascondere che l'attesa è tutta per la compagine danese, lanciati dall'ultima prova in studio.

I VOLBEAT non hanno fatto molti dischi (siamo a quota tre al momento) e l'entusiasmo suscitato è qualcosa di abbastanza clamoroso per una provincia solitamente parca nel fornire soddisfazioni enormi ai musicisti, di nicchia, di passaggio. Quello che piace constatare, però, è che i VOLBEAT hanno ripagato l'entusiasmo con un concerto divertente (!), potente, ben suonato (grazie anche ai suoni ben calibrati, cosa di cui hanno beneficiato anche i gruppi di spalla) e, soprattutto, decisamente coinvolgente. Il gruppo danese è una macchina perfettamente oliata e suona il suo repertorio con precisione e cercano costantemente (bassista e front-man soprattutto) "l'aggancio" con il pubblico; menzione speciale, però, va al cantante/chitarrista Michael Poulsen, leader carismatico e decisamente simpatico: le sue chiaccherate, i suoi scherzi, la sua capacità musicale e l'incitamento ripetuto alla gente e un voler essere "uno di noi" è stato apprezzato e ricambiato con mosh-pit (ben due in contemporanea dai lati opposti della non enorme sala), grida e cori. Se a questo unite una proposta musicale adrenalinica, in cui le ritmiche rock'n'roll/rockabilly vengono pompate dalle iniezioni di stampo metal (ma non vengono disdegnate anche chitarre acustiche e rallentamenti), allora potete capire che il concerto non può che meritarsi un buon voto e la promessa, da parte nostra, di ritornare alla prossima data.

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By Stefano.
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