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Recensione Amorphis - Am Universum
Scritto da Stefano & Shinoko   
Sabato 14 Agosto 2010 19:44

Amorphis - Am Universum (Virgin 2003)

 

AmorphisAmUniversum

Nella primavera del 2000 gli Amorphis entrarono in studio per registrare il loro quinto album. Am Universum sembra la prosecuzione di Tuonela: la cattiveria del death è ormai lasciata alle spalle e le melodie risaltano in tutta la loro malinconia. Esa ha definito questo loro lavoro come il più triste e malinconico album, appunto, che abbiano mai creato, ma che comunque non cade mai in toni depressivi.
Lo "psichedelismo" del rock anni '70 si fa sentire sempre di più, grazie all’ormai onnipresente hammond e anche alle chitarre stile Pink Floyd, con effetti caratterizzati dalla tipica eco; ma non mancano note folk e strumenti utilizzati dal gruppo finlandese per la prima volta, quali il sassofono, il flauto e la tromba.
Le costruzioni melodiche dei pezzi sono equilibrate e denotano una crescita del gruppo dal punto di vista tecnico. La caratteristica che spicca maggiormente resta comunque il dialogo tra tastiere e chitarra.
I testi questa volta prendono forma dal mondo filosofico del cantante Pasi Koskinen, ma sono comunque carichi di atmosfere e ambientazioni che sembrano provenire dal passato mitologico della tradizione finnica da cui il gruppo ha tratto ispirazione per gli album precedenti.
Am Universum si apre con Alone, il primo singolo estratto dall’album. E’ un pezzo che penetra nella testa e non ti lascia più grazie alla sua costruzione semplice e armonica, molto psichedelica e incisiva. La voce sembra provenire da lontano all’inizio, ma si fa sempre più incisiva seguendo il testo. Verso la fine fa la sua apparizione il sassofono con un solo che fa subito comprendere come gli Amorphis vogliano dare spazio ad altre sonorità.
Goddes (of the sad man) è caratterizzato dalle echo-guitars, ovvero dal suono stile Pink Floyd a cui ho accennato in precedenza. Qui il dialogo tra tastiere e chitarre è molto ben costruito e passa da tratti più melodici ad altri più rock che si alternano seguendo la costruzione del testo.
Il terzo pezzo, The night is over, ci mostra sempre un bel dialogo tra tastiere e chitarre; quest’ultime sono psichedeliche e ipnotiche. Bello anche l’utilizzo dell’hammond che dà quel tocco in più di rock anni ’70. Psichedelica è anche Shatters within, che sfuma però anche i atmosfere malanconiche, con chorus e pre-chorus rockeggianti.; la si può definire vibrante grazie al basso che si fa sentire molto di più in questo pezzo.
In Crimson Wave torna il sassofono che accompagna la chitarra psichedelica e l’hammond, inserendosi anche qui con un solo che non stona affatto nell’atmosfera del pezzo.
Drifting Memories” è il sesto brano del band. Dopo l’apertura ricca di eco, il brano innesta una marcia elevata e produce un ottimo rock, con un riff interessante. I cambi di tempo sono sempre stati una prerogativa degli Amorphis (sicuramente dediti a più anime in una canzone), e questo viene fuori nel momento in cui Pasi incomincia a cantare: il tempo rallenta e la musica si rarefa, sostenuta unicamente dalla batteria (leggera) e dalla chitarra effettata (ma sullo sfondo). Il ritornello è più vibrante ma mantiene un tono malinconico.
“Forever More” è un altro pezzo abbastanza vibrante. La voce è relativamente aggressiva, per poi riportarsi su toni “languidi e sognanti” nel ritornello. Le chitarre percorrono la canzone incessantemente, stupendo per quantità di effetti e per varietà (elettriche ed acustiche). Nonostante il pezzo centrale “sospeso”, il brano è abbastanza diretto.
Un sassofono dolente apre “Veil of Sin”, accompagnato da un chitarra leggermente arpeggiata e da un pianoforte delicato. Dopo una 30 di secondi i ruoli si cambiano, con il Sax che sfuma, la chitarra che entra in primo piano e il pianoforte che la supporta. La canzone prosegue su toni malinconici e lenti fino al ritornello, in cui entra un rock emozionale, con Pasi mai così a suo agio nel ruolo di cantante. Da rimarcare le sortire del Sax, che donano emotività e mood alla canzone (e che è padrone incontrastato dell’outro della canzone!). Sicuramente una delle migliori canzoni su “Am Universum”, in cui rock, malinconia, gusto melodico, sentimento si incontrano nelle giuste misure.
L’entrata soffusa di “Captured State” sembra proseguire l’outro di “Veil of Sin”. Ma il pezzo si rivitalizza subito con una batteria molto presente e chitarre effettate. Il brano è molto simile al mood presente su “Tuonela” e non avrebbe sfigurato neanche nella sua track-list. Diciamo che si avvicina alle sonorità già esplorate (se pur in altro modo, ovviamente) con Divinity.
“Grieve Stricken Heart” si apre con un inizio totalmente pinkfloydiano, con effettistica e rumoristica proveniente dal gruppo inglese. La chitarra è in secondo piano,la batteria leggera e metronomica e la voce sussurrata e distante. L’entrata del piano definisce ancora di più i confini malinconici del brano, che non vengono abbandonati anche quando il ritmo si alza leggermente (ma una maggiore “incisività” prende il posto della malinconia nella tonalità vocale). Il ritornello è d’impatto e non stupitevi se vi ritroverete a canticchiarlo nel bagno! “Grieve…” è il pezzo più lungo dell’album con i suoi 6.43 minuti di lunghezza, ma questo non lo rende sicuramente un pezzo pesante; grazie alla sua melodicità accentuata e ai cambi di tempo. Da segnalare la presenza di ottoni, che si impadroniscono del finale della canzone.
L’ultima canzone “Too Much to See”, si apre con le tastiere che fanno da volano delicato per una sezione ritmica potente e le chitarre abbastanza ruvide. Le tastiere si assestano su un misurato motivo orientaleggiante. La canzone è rock ma non è un pezzo di rilievo dell’album, forse troppo diretto e “semplice” per dei musicisti come gli Amorphis (assomiglia a ciò che produrranno in Far From the Sun, melodia accentuata ma canzoni dirette e “semplici”).

GIUDIZIO:

“Am Universum” è l’album più pinkfloydiano del gruppo finlandese, i suoni risultano ricercati ma non perdono istintività ed emotività. La melanconia pervade completamente l’album, stemperando anche gli spigoli più aguzzi di alcune canzoni, ma non ci sono cadute di tono. Perso il growl e la monodimensionalità (seppur evoluta) degli esordi, il suono si è spostato nettamente in territori degli anni 70 e questa è una piacevolissima scoperta.

--/10

Web: www.amorphis.net & Forum Fan Club Italiano

Lineup:
Pasi Koskinen (vocals)
Tomi Koivusaari (acoustic & electric guitars)
Esa Holopainen (guitar)
Santeri Kallio (keyboards)
Niclas Etelavouri (bass)
Pekka Kasari (drums)
Additional personnel: Sakari Kukko (saxophone); Antti Halonen (saw).

Tracklist:
01. Alone
02. Goodness (Of The Sad Man)
03. The Night Is Over
04. Shatters Within
05. Crimson Wave
06. Drifting Memories
07. Forever More
08. Captured State
09. Grieve Stricken Heart


Ultimo aggiornamento Sabato 14 Agosto 2010 19:48