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Recensione Amorphis - Eclipse
Scritto da Stefano   
Sabato 14 Agosto 2010 19:58

Amorphis - Eclipse (Nuclear Blast 2006)

 

Amorphis-Eclipse

Ormai i tempi del metal finnico di Tales e Elegy sono finiti. Chi si aspettava con Eclipse un netto ritorno al passato potrebbe essere rimasto deluso, ma sicuramente questo ultimo album della band finnica segna una rinascita dopo Am Universum e Far From The Sun.
Prima di tutto è tornato il growl, grazie al nuovo cantante Tomi Joutsen: benché il suo clean non sia così pulito come quello di Pasi Koskinen, riesce a dare forma a bellissimi momenti (sfruttando ampiamente il suo maggiore ed emotivo range vocale). Il lato prog del gruppo si fa sentire molto di più a discapito dei toni orientaleggianti e l’accento folk, quasi del tutto scomparsi (il lato folk rimane, comunque, all'interno dei testi, quasi tutti tratti dal Kalevala.). Inoltre, benché si senta che si sono molto concentrati sulla tecnica (ma non rinunciando all'impatto sonoro), si sente come quest’album sia molto più ispirato del precedente “Far from the sun”.
Nel pezzo di apertura “Two moons” le atmosfere sono crepuscolari, i suoni prog e psichedelici. L'intro del pezzo richiama fortemente l'apertura di "Rapture of the Deep" dei Deep Purple, per quel suo andamento orientaleggiante. La prestazione vocale è sicuramente solida e fa ben sperare per il proseguo dell'album. “House of sleep” ha suoni molto gothic, con qualcosa che ricorda i Paradise Lost (ma si possono anche sentire accenni alle melodie dei Sentenced d'annata). La seconda traccia è comunque molto lineare ed equilibrata; immancabile l’intermezzo strumentale nel quale ricompare l’hammond. Pur essendo una buona traccia, "House of Sleep" (scelto come singolo) non è rappresentativa dell'album in questione.
“Leaves scar” è nordica: suoni folkeggianti, alternanza di growl e cori, riff ipnotici fanno tornare indietro col pensiero ai tempi di Elegy e Tuonela. La prestazione in growl di Tomi è una piacevole sorpresa, posizionandosi su tonalità cavernose ma molto melodiche (per quanto concesso dal cantato gutturale).
“Born from fire” è un pezzo particolare, non di semplice ed immediato recepimento. Il riff di Esa è buono, la canzone ha un buon piglio, spiegandosi in combinazioni di chitarre efficaci e melodie intriganti .
“Under a soil and black stone” è una ballata melanconica: niente di particolarmente eclatante: atmosfere tristi sottolineati da suoni cupi e da una voce struggente. Solo dopo la metà del pezzo subentra una chitarra ipnotica che dà vita al pezzo. La voce del nuovo frontman muta da toni emotivi a uno scream di stampo leggermente statunitense, sottolineando il climax della canzone.
"Perkele (The God of Fire)" è un pezzo che all'inizio può spiazzare. Il suono delle cornamuse non è uno degli effetti che ti aspetteresti dal gruppo finlandese, ma passano subito, lasciando il posto ad un brano ruvido ed efficace. Un'altra volta il growl fa da padrone nelle strofe, per poi lasciare spazio ad un clean ruvido nel ritornello.
Uno dei pezzi che può ambire a diventare uno dei migliori dell'album è all'altezza della 7 traccia. "The Smoke" è un grandissimo brano. Esa crea una struttura chitarristica sopraffina e il resto della band sembra tornato alla forma migliore, accompagnandolo in maniera egregia.
Anche il cantanto merita una menzione, puntuale nel clean ed energico nel ritornello.
A seguito di questo grandissimo pezzo c'è "Same Flesh". Brano che potrebbe non piacere subito o creare qualche disagio nei fan dei Nostri (sempre esigenti e sempre memori delle prove vocali plumbee forniteci in "Tales" ed "Elegy"). Il pezzo presenta una linea vocale molto esuberante, con chorus potenti ed enfatici. Anche la struttura del pezzo è smagliante, potente e lucida. Servono ben pochi ascolti per memorizzare il semplice: "Same Flesh... Same Blood".
"Brother Moon" è il secondo pezzo che potrebbe aspirare alla palma del migliore del lotto. Testo semplice, prova corale avvicente e precisa (ma passionale). Nota di merito ad un Esa superlativo, che pesca un giro di chitarra che farebbe felice un certo Blackmore e lo trascina, grazie ad un climax intenso, in certi territori visitati, anche se con altre componenti, dal Dirigibile con "Gallows Pole".
"Empty Opening" viene introdotta da un effetto tastieristico particolare che, poi, lascia spazio ad un pezzo interessante, con un vago accento "spaziale". Si potrebbe facilmente definire questo brano un riempitivo o di minor intensità, ma, dopo un paio di ascolti, si sente la bontà del pezzo.
La bonus track di Ecplipse è "Stone Woman". Una buona canzone, ma non è sicuramente un capolavoro, diciamo che fa il suo mestiere da traccia bonus senza lode né infamia. I termini di paragone si possono rintracciare in certe composizioni dei Paradise Lost e di alcune band gothic-metal, dark-metal, o così via.

GIUDIZIO:
Il disco, lo sottolineo e me ne prendo la responsabilità, lo consiglio vivamente. Ok, tutti noi Amorphis-fans siamo legati alle sonorità di Tales e Elegy (o Tuonela) e non possiamo scappare, ma non possiamo restare sempre nel passato. Il disco è una grande prestazione di una formazione finalmente rinfrancata e tonica (rigenerata) e in buon spolvero creativo. Compratelo.

8,5/10

Web: www.amorphis.net & Forum Fan Club Italiano

Lineup:
Tomi Joutsen – vocals
Esa Holopainen – guitars
Tomi Koivussari – guitars
Niclas Etelavuori – bass
Santeri Kallio – keyboards
Jan Rechberger – drums

Tracklist:
1.Two Moons
2.House of Sleep
3.Leaves Scar
4.Born from Fire
5.Under a Soil and Black Stone
6.Perkele (The God of Fire)
7.The Smoke
8.Same Flesh
9.Brother Moon
10.Empty Opening

11.Stone Woman (bonus track)