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Nono full-lenght per la storica band belga che ha reso un vero e proprio trademark il loro modo di sposare black e thrash nella loro musica. Nulla di nuovo per l’appunto sul fronte sonoro; il gruppo continua a puntare su questa formula, e non se ne separa. Un connubio che seppur originale ed innovativo, continua a mietere vittime, le ultime in ordine di tempo le undici tracce di “Pentagrammaton”. Il confine tra i due generi è sempre meno amalgamato e sempre più netto; è uno stacco di colore musicale che confonde e infastidisce l’ascoltatore. I brani si susseguono con trascinandosi dietro sbavature, dettagli poco curati (si poteva spingere di più sulle tastiere).Anche il cantato sembra un po’ ridotto, poco dinamico.
Insomma quest’ultima fatica degli Enthroned si pone in una posizione scomoda; si parte con un titolo alquanto banale per finire con brani spenti, strutturati male e si conclude con un disco fine a se stesso. Sono certa che il gruppo avrebbe potuto dare molto di più sia in termini tecnici che di innovazione e creatività. Che il fattaccio di “Pentagrammaton” sia dovuto allo scombussolamento interno del cambio di line-up, con il conseguente rientro del chitarrista Nerath Daemon e il nuovo acquisto Garghuf alle pelli? E soprattutto, cos’avranno voluto dire nella traccia “Magnvs Princeps Leopardi”????
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