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Quello dei Fear Factory era uno dei ritorni più attesi di questo inizio 2010 soprattutto per il ritorno in line up del mitico chitarrista Dino Cazares dopo le sue esperienze con Brujeria, Divine Heresy e Asesino, senza dimenticare l'innesto alla batteria di un mostro sacro come Gene Hoglan (ex Dark Angel, Death e Strapping young lad). La band aveva annunciato per l'occasione un ritorno alle sonorità di Demanufacture ma sinceramente dopo aver ascoltato il qui presente Mechanize dei vecchi Fear Factory ho trovato ben poco. L'album suona piuttosto compatto ma senza convincere mai a pieno, il reintegro di Cazares non è servito a riportare il sound della band ai vecchi fasti death/thrash/industrial, anzi direi che non ci sono poi così tante differenze tra Mechanize e gli ultimi deludenti Archetype e Transgression dal punto di vista delle soluzioni chitarristiche, una nota positiva invece arriva da Hoglan che si dimostra ancora una volta un batterista con gli attributi e pare essere l'unica novità convincente del disco. L'album si apre con i campionamenti synth di "Mechanize", traccia piuttosto monolitica e ripetitiva in cui però si può apprezzare il buon lavoro alle pelli di Hoglan, la seguente "Industrial discipline" è forse l'unico passaggio vagamente Demanufatoriano del disco in cui troviamo un Burton C. Bell particolarmente ispirato nella parte screamo e un pò meno nelle solite melodie gelide e spaziali che ormai dopo tanti anni paiono essere diventate un suo limite.Veniamo ora ai passaggi migliori dell'intero lavoro che sicuramente sono il primo singolo estratto "Fear campaign" dove ritroviamo un'altro accenno ai vecchi FF e "Powershifter" pezzo potente e convincente dove tutti gli elementi della band paiono dare il meglio di sè, insomma il classico brano da ascoltare ad alti decibel per far saltar via un pò di polvere dalle casse.In Mechanize c'è anche spazio per la melodia come in "Designing the enemy" che si apre con la voce quasi epica di Burton per poi trasfigurare completamente e dar spazio a sonorità molto vicine a Meshuggah e Mnemic per poi arrivare alla chiusura del disco con la forse fin troppo smielosa "Final exit". Insomma questo Mechanize aveva creato fin troppe aspettative, in realtà il risultato finale fa storcere un pò il naso, pur non essendo un brutto album da una band come i Fear Factory ci si deve aspettare molto ma molto di più.
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