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Il lento rintocco di una campana, un coro monastico e con l'atmosfera da sconsacrato convento (Precation Luciferius), gli olandesi Infinity aprono le maligne danze infernali del nuovo The Arcane Wisdom of Shadows.
Il sound del gruppo è votato ad un black metal veloce ma non tritura mascelle e, decisamente, non sordo ad eventuali lusinghe melodiche (lasciate, spesso, alle incursioni di chitarre acustiche e fraseggi delicati, si veda per esempio From The Eternal Sea He Rises).
Semplicisticamente si potrebbero vedere gli svedesi Dissection come la stella polare a cui si rivolgono gli Infinity, ma le progressioni black metal dei Dissection (che avevano strutture musicali non semplici, ne immediatamente assimilabili, si confronti Storms of The Light Bane) non sono riprese e viene privilegiato un approccio molto più straight-in-your-face, con tanto di blast-beat d'ordinanza e chitarre a motosega, le partiture degli Infinity non vogliono rispolverare il vecchio black metal, ma assecondarne certe fragranze e adattarle (il tutto con una buona produzione, che rende distinguibili tutti gli strumenti). Tutto questo non toglie, però, che i Dissection e compagnia blackster non siano parte integrante del DNA del gruppo (omaggiato con la cover di Nights' Blood).
Chitarre acusticheggianti aprono anche The Rise of Azazel e la melodia malinconica esplode... per poi lanciarsi a capofitto in una tormenta fatta di velocissimi blast-beat e chitarre a grattuggia, le screaming vocals (convincenti e non fastidiose come, a volte, accade) giungono da lontano e si accasciano sulle stridenti note di chitarra e sul tappeto di batteria.
Gli olandesi risultano quasi più convincenti quando evitano di premere sull'acceleratore del loro black metal e lo impreziosiscono di altre componenti, e non perchè lo sventolare d'odio del genere sia indigesto, ma perchè ormai logorato da tante (pure troppe) riproposizioni e, peggio, venerazioni. Il duo l'ha capito e perciò inserisce opportuni rallentamenti e altre sottigliezze (oltre a non indulgere nel "nuovo" trend del black'n'roll, se non negli accenni di The Mysteries of the Depths, traccia decisamente più groovy e spigliata).
Se su The Legacy of the Ancient One sembra di ascoltare una jam session fra Dissection e qualche altro gruppo black svedese, è il riffone thrash-black di Stare into the Void che fa saltare sulla sedia, il quale poi prosegue come un treno sostenuto dalle mitragliate di doppia cassa fino al rallentamento d'effetto. Ottima traccia, unico appunto sono le componenti di death svedese nel rifferama che stonano leggermente per il troppo alto contenuto di melodia.
L'atmosferica Chorozon apre per la già citata Nights' Blood (traccia a chiusura del disco) e per The Legend of the Sunken Monastery (canzone più lunga del disco, con i suoi 8 minuti), anch'essa baciata dallo stesso profano miscuglio di reminescenze black metal di stampo svedese, con riffoni di stampo death-thrash più che propriamente black, seppur le chitarre acustiche che riecheggiano sottocutanee li classifica come Infinity.
In sostanza un disco godibile per intero.
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