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Passato un anno dall’omonimo ecco che gli Irons tornano sul mercato con questo pregevole lavoro anche se,a mio parere,inferiore all’esordio di cui ricalca la struttura (ma ciò non gli toglie valore).
Pubblicato il 2 febbraio 1981 raggiunge il 12 posto in classifica mentre i due singoli “Twilight zone” e “Purgatory” arrivano rispettivamente al 31 e 52 posto.
A livello di formazione c’è l’ingresso del chitarrista Adrian Smith in luogo di Dennis Stratton mentre questa sarà l’ultima incisione in studio di Paul Di Anno che alla fine del tour verrà allontanato e sostituito da Dickinson (uscirà come ultima incisione ufficiale con Paul un live registrato in giappone).
La composizione dell’album come dicevo all’inizio è molto simile a quella dell’esordio con brani più veloci,un paio più lenti e uno strumentale…su 11 brani uno è composto da Harris/Di Anno e ben 10 dal solo Harris (ovviamente leader e maggior compositore) quindi è anche normale che i brani tendano ad assomigliarsi.
L’epica intro “The ides of march” con la sua batteria marziale e i suoi assoli di chitarra ci conduce all’inizio di “Wratchild” con il basso in prima fila,un incedere massiccio e il cantato di Paul molto aggressivo…un pezzo che ancora oggi è un classico riproposto dal vivo.
Una chitarra arpeggiata ci accoglie per poi esplodere in un mini-assolo…è “Murders in the rue morgue” che dall’inizio simil-ballad si trasforma in una cavalcata elettrica con rallentamenti nel ritornello.
Rullate di batteria aprono “Another Life” classico pezzo veloce ricco di scale chitarristiche e con la voce di Di Anno sugli scudi.
“Genghis Khan” è uno strumentale molto veloce dai cambi di tempo frequenti che si potrebbe accostare (anche se alla lontana) un po’ al progressive.
Di nuovo basso in prima linea all’inizio di “Innocent exile” che nell’incedere ricorda quasi il rock-blues dei Deep Purple o dei Led Zeppelin ma soprattutto lo ricorda molto il cantato di Di Anno.
Altro classico la title track “Killers” sempre con inizio di basso,esplosioni di chitarra e acuti di Paul che mette in mostra le sue corde vocali…nel proseguo il brano aumenta di velocità con frequenti scambi tra le chitarre (un vero marchio di fabbrica) e un Di Anno che spinge la voce ai limiti…da sottolineare l’assolo fenomenale.
“Prodigal son” arpeggiata in apertura è una ballad dal crescendo emozionante sia a livello vocale che musicale…sicuramente la mia preferita del cd.
Una chitarra incendiaria ci conduce a “Purgatory” primo singolo estratto ed altro pezzo veloce dal ritornello che colpisce subito per l’energia mentre nel corso del brano Paul si lascia andare a qualche acuto nonostante nel brano usi un cantato molto “punk” (passatemi il termine).
“Twilight zone” è l’ennesima grande prova vocale di Di Anno e un ottimo esempio della classe chitarristica di Murray e Smith…2 minuti e 30 secondi di ottimo livello.
“Drifter” è la degna conclusione…cavalcata maideniana con momenti di calma melodica e grandi solos,Paul sempre alla grande e delirio sonoro per una trentina di secondi verso i due minuti…in poche parole un riassunto di tutto l’album.
In conclusione un album imperdibile che è passato alla storia ma troppo spesso dimenticato perché schiacciato tra due pietre miliari come “Iron Maiden” e “The number of the beast” (che comunque gli sono superiori) però dargli una bella ascoltata non fa male.
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