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“I parassiti infesteranno il mondo nell'immediato futuro! Fate attenzione!” – (cit. Niklas Sundin) Stiamo parlando di March of Parasite, primo album degli svedesi Laethora. Il progetto vede al suo interno alcuni musicisti conosciuti della scena metal: Niklas Sundin dei Dark Tranquillity e Joel Lindell, Jonnie Täll e Joakim Rosén dei The Provenance.
Prendete il Death, quello old school, un pizzico di Grind e un po’ di Doom, mischiatelo insieme ad una voce potente, scura, a volte aspra e altre volte cupa che sembra provenire dalle profondità dell’inferno e troverete i Laethora. Jonatan
Nordenstam unico membro dei Laethora che non appartiene ad altri gruppi, non è certo da meno, anzi, la sua voce coinvolgente e potente è un punto centrale per la completezza del sound. Ma non basta, sono gli arrangiamenti, la capacità di inserire pezzi doom all’interno delle songs, la dinamicità armonica, a rendere moderno un genere ormai forse considerato quasi saturo.
Black Void Remembrance è la traccia che rimane immediatamente impressa al primo ascolto, per la sua aggressività e melodia allo stesso tempo, un pezzo epico ma brutale. Le influenze sono molte come possiamo sentire, dai Morbid Angel, Napalm Death, Brutal Thruth, agli Asphyx. Insomma si passa da riff veloci a parti lente e granitiche senza dimenticare la melodia, il tutto in uno spazio molto old school.
Il lavoro si mostra ben calibrato, per niente ripetitivo, ben strutturato, una forza resa forse anche dalla distribuzione equa del songwriting, che ha portato alla creazione di un album dinamico, un ritorno al passato in chiave moderna; forse l’inizio di qualcosa di sperimentale, staremo a vedere fin dove si spingeranno questi ragazzi. Particolare anche la scelta del nome: Laethora, sconosciuto tutt’ora il significato, non ci resta che attenderne la spiegazione nel prossimo album.
Non aspettatevi un album pulito, iper tecnico e chirurgico, ma un suono grezzo, brutale, forse malato, ma diretto e ricco come deve essere. Una linea di evasione dai loro gruppi principali che non vuole però rivelarsi solo una semplice dimostrazione di ciò che si è imparato professionalmente negli anni, ma una via alternativa, un nuovo punto di sperimentazione. Ecco perché i Laethora non sono solo un side project come loro hanno voluto sottolineare, ma un vero gruppo che spera presto di riuscire a ritagliare una dimensione live tutta per sé.
Si rivela molto originale l’artwork, firmato Niklas Sundin. Questa volta il designer ha potuto esprimersi per la prima volta senza l’ausilio di photoshop, creando un’immagine morbosa, gotica e surreale, che si contraddistingue da quella delle altre bands, con una macchia di rosso nello sfondo che spiazza, accostata al nero e al bianco. Direi una rappresentazione singolare, che ha colto nel segno ciò che esprime la musica.
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