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Sedicesimo album in studio per gli instancabili thrashers newyorkesi Overkill, che, a giudicare da quanto contenuto nel nuovo lavoro, Ironbound, appaiono ancora in grado di colpire nel segno con quello che, da ormai trent’anni, sanno fare meglio: del sano thrash metal alla vecchia maniera, ma impreziosito da una produzione che rende loro onore, da melodie, ritmi e soluzioni sempre di buon gusto, coinvolgenti e dinamicamente vari.
Fin dalla prima The Green And Black il disco prende una piega interessante (e del tutto inaspettata, viste le ultime fatiche del gruppo): una canzone lunga, ma non monotona né ripetitiva, un cantato ancora all’apice artistico, chitarre e sezione ritmica precise e trituranti, come ai vecchi tempi. La formula delle canzoni mediamente più lunghe del solito, ma dalla struttura complessa (sempre secondo gli standards degli Overkill, è chiaro) è usata parecchio in questo disco, e il risultato è sempre eccellente, sia nell’ottima titletrack, per fare un esempio, sia nella potentissima Endless War, tanto per citarne un’altra.
Molto più lineare, e forse uno dei punti più alti del disco, è senz’altro il singolo Bring Me The Night, validissima traccia per chiunque volesse farsi un’idea prima di comprare questo disco.Nient’altro da aggiungere quindi, se non una promozione a pieni voti per questo Ironbound, e i complimenti ad un gruppo che, nonostante gli anni, ha ancora la forza e la creatività per scrivere dischi del genere.
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