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Un pezzo di storia del metal la band svizzera,autrice in passato di pietre miliari come “Ceremony of opposites” e “Passage” (ma c’è anche chi ci fa rientrare i primi due ottimi album “Worship him” e “Blood ritual”),capaci di rinnovarsi ad ogni uscita con innovazioni e sperimentazioni.
Nati come band black metal,i nostri negli anni hanno attraversato generi e influenze,arrivando a far confluire industrial e dark nel loro calderone.
E questo nuovo “parto”,a tre anni di distanza dal precedente “Reign of light” può a tutti i modi inserirsi in questo elenco vista la formidabile qualità della proposta.
Difficile definire i Samael oggi,nonostante abbiano ormai limitato la parte sperimentale,anche se la definizione che più si potrebbe avvicinare è post-industrial (ovvero molto vicino all’industrial ma con qualche sfumatura in più).
Chitarre in prima linea potenti e compatte,tastiere e synth quasi gothic a rendere più maestoso e cupo il suono,la voce di Vorph più evocativa che mai ci accompagnano tra brani furiosi,piccoli spazi melodici (uno su tutti il ritornello della title track posta in apertura) e atmosfere darkeggianti per un totale di undici canzoni tutte di ottima qualità come ormai pochi se ne sentono.
Insomma c’è poco da dire,chi li conosce sa già cosa troverà,chi non li conosce è meglio che lo faccia subito…questo lavoro è la colonna sonora ideale per l’Apocalisse…per me tra i dischi dell’anno senza dubbio.
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