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Intervista Caliban
Scritto da Bruno&Stefano   
Martedì 05 Ottobre 2010 10:56

Intervista Caliban

Caliban

 

15 Aprile 2006
Trasferta meneghina per il sottoscritto e il suo fido compare Bruno (meglio conosciuto come chitarrista degli Slowtorch). Obiettivo? Intervistare i Caliban. Il tutto parte nei migliore dei modi, viaggio in treno metà in piedi, tempo insolitamente (?) piovoso e grigio, km da scarpinare in completa ignoranza, non della meta (il Transilvania), ma di tutto il resto (dove eravamo,come arrivarci, che via, che metro...). Nonostante tutto arriviamo in tempo per il soundcheck dei Caliban e, un attimo dopo, eccoci beatamente a parlare con Marc, il chitarrista, nonchè compositore principale, del suddetto gruppo. Per ingraziarci il buon Marc optiamo per intervistarlo nella sua lingua madre (il tedesco) e questa si rivela una mossa azzeccata. Incominciamo. La parola passa a Bruno (ehh... lui il tedesco lo sa...) e a Marc.


Bruno:
Incominciamo con la classica domanda di rito: una piccola presentazione. Questo è un modo per rompere il ghiaccio fra voi e noi.

Marc: Siamo i Caliban. Siamo in 5, di cui 2 chitarre, 1 basso, 1 batteria e la voce principale. La seconda chitarra canta anche lui. Facciamo metal-core, ma, sinceramente, musicalmente siamo più metal che hardcore. Per quanto riguarda i testi, invece, siamo molto più hardcore. Abbiamo diversi duetti vocali melodici e le nostre influenze provengono dai gruppi svedesi e dal vecchio thrash.    

Bruno: Attualmente ci sono moltissime band che fanno metal-core, come pensate di distinguervi da tutte queste e non finire dimenticati?

Marc: Non abbaimo paura di sprofondare nella massa. Suoniamo da 9 anni, ci sviluppiamo e già all'inizio mescolavamo metal e hardcore. Nel corso dei 9 anni ci siamo fatti una base di fan e non credo che corriamo il pericolo di sprofondare. I gruppi più recenti avranno più difficoltà.

Bruno: Cosa vi rende inconfondibili? Quali sono le vostre caratteristiche?

Marc: Definire ciò che ci rende inconfondibili mi sembra molto difficile. Credo che dipenda dal giudizio della gente che ascolta ma direi che abbiamo un mix ben bilanciato fra parti melodiche, thrash e mosh. Per il resto direi che devono decidere i nostri fan e chi ascolta la nostra musica. La gente che ci ascolta mi dice spesso che ci stiamo sviluppando ma rimaniamo i Caliban, ma non saprei descrivere quali sono gli elementi che ci rendono inconfondibili.

Bruno: Parliamo dell'ultimo album. Pensate sia il vostro miglior album? Credete che, finalmente, sia il giusto mix fra melodia e aggressività?

Marc: Se adesso non dicessi che l'ultimo album è il migliore e noi non lo ritenessimo tale, non andremmo avanti; credo che un gruppo debba sempre essere del parere che l'ultimo album è il migliore ed esserne soddisfatto al 100%. Una volta che il gruppo non è più convinto che l'ultimo album è il migliore, meglio che smetta. Penso che come suono questo album sia migliore degli ultimi, il penultimo album aveva un suono decente, ma nell'ultimo abbiamo avuto più tempo per sperimentare, anche tecnicamente abbiamo fatto dei miglioramenti e abbiamo inserito dei dettagli che magari non si sentono esplicitamente ma se venissero tolti se ne noterebbe l'assenza (per esempio delle ulteriori tracce di chitarra, che dal vivo non renderebbero ma sul disco vanno benissimo come armonia e abbiamo aggiunto tracce di tastiera). Visto che avevamo tempo a disposizione, l'album è venuto decisamente meglio.

Bruno: Chi scrive i testi? Quali sono i temi trattati?

Marc: I testi li scrive esclusivamente il cantante. Sono testi personali in cui elabora esperienze che ha fatto e sentimenti. Una specie di auto-terapia.
Normalmente sono un pò oscuri ma possono essere utili. Bisogna dire che è roba molto personale.

Bruno: Siete soddisfatti della Roadrunner? Dove eravate prima?

Marc: Si siamo soddisfatti (e ci mancherebbe altro, n.d.a.). Prima eravamo alla Lifeforce Records, etichetta per gruppi hardcore ma di recente ha preso anche gruppi metal, come, ad esempio, i Trivium che erano sulla Lifeforce. In Europa è l'etichetta più grande per quel tipo di musica. Il tipo della Lifeforce, che gestisce l'etichetta con sua moglie, ha capito che non riusciva più a promuoverci in modo adeguato, eravamo il gruppo di punta dell'etichetta quando è uscito il penultimo CD. Le copie che aveva mandato ai distributori sono andate esaurite e non aveva più soldi per ristamparle. I soldi mancavano perchè c'erano altri gruppi in sala di registrazione e doveva pagare anche quelli. La questione era se promuovere noi e buttare fuori 4 gruppi o cosa fare; ci mettemmo d'accordo per cambiare etichetta e dopo "The Opposite from Within" abbiamo registrato uno split (The Split Program) con i Heaven Shall Burn (ora su Century Media). Comunque siamo ancora amici e diamo una mano con gruppi emergenti e ce li portiamo dietro in tour.

Bruno: Che differenze ci sono fra il metalcore americano e quello europeo?

Marc: Secondo me ci sono poche differenze, perchè le esperienze base provengono da gruppi svedesi. Noi stessi siamo un pò più thrash, ma le differenze sono poche.

Bruno: Quali sono le vostre influenze?

Marc: At the Gates, Arch Enemy ma anche Portishead e Depeche Mode, in fondo tutta la musica che ascolto o anche roba melodica come i Lacuna Coil.

Bruno: Scrivete canzoni durante il tour? Come componete?

Marc: Non facciamo pezzi nuovi in tour. La musica proviene in gran parte da me. Registro le basi in studio con il tecnico del suono, elaboriamo le basi insieme. Dopo ogni album aspetto sempre 5-6 mesi prima di scrivere nuovi pezzi. I pezzi li scrivo a casa e, qualche volta, succede che in 2 giorni finisco un pezzo intero. Cd intero lo finisco in 3-4 mesi e così facciamo abbastanza presto.

Bruno: Voi provenite dall'underground e siete riusciti a fare il salto di qualità. Quali sono i consigli per una giovane band?

Marc: Suonare dal vivo il più possibile. Noi suoniamo molto dal vivo ma meno che in passato. All'inizio giravamo nel nostro tempo libero e, lavorando, usavamo le nostre ferie per andare in tour. Abbiamo ricavato pochi soldi e spesso cercavamo di rifarci dei soldi della benzina. Facevamo circa 250 concerti all'anno. Alcuni gruppi emergenti non sono pronti per fare tanti concerti per pochi soldi e non hanno voglia di investire soldi. Adesso che siamo professionisti non facciamo più tanti concerti, facciamo più tour e meglio organizzati e meno concerti nei weekend, così si risparmiano soldi.

Bruno: Come sta andando il tour?

Marc: Questo è il 16 concerto del tour. Il tour va molto bene benchè le date siano state confermate molto tardi. Da principio avremmo dovuto partire a febbraio. I concerti son stati organizzati solo 3 settimane prima ma stiamo andando bene. L'11 aprile a Colonia, per esempio, c'erano più di 700 persone anche se pochi mesi prima avevamo suonato a pochi Km da Colonia per 2500 persone. è sorprendente che sia venuta così tanta gente ed eravamo molto contenti. Nell resto del tour c'erano sempre fra le 400-800 persone.

Bruno: Avete intenzione di pubblicare un DVD?

Marc: Stiamo collezionando filmini. Abbiamo deciso di aspettare un pò per aggiungere materiale e vogliamo aggiungere materiale del backstage perchè il DVD live non dovrebbe limitarsi al concerto. Vogliamo mettere materiale che documenti anche altro oltre al concerto.

Bruno: Parlaci dell'artwork del nuovo album.

Marc: Abbiamo chiesto l'artwork del nuovo album a diversi artisti, senza dare indicazioni, per vedere come avrebbero interpretato. Quello che ha fatto l'artwork è il bassista dei Killswitch Engage. Avrebbe dovuto fare anche quella dell'ultimo CD ma c'erano problemi di tempo. C'erano altre proposte buone ma non erano adatte. Altre proposte le abbiamo usate per le magliette. Il bassista dei K.E. fa magliette per diversi gruppi.

Bruno: TheMurderInn ti ringrazia per la tua cortesia. L'intervista è finita. Vuoi dire qualcos'altro ai nostri lettori?

Marc: Vorrei ringraziare tutta la gente che è venuta a Cesena, vedremo come sarà oggi ma son sicuro che sarà divertente. I concerti in Italia che abbiamo fatto sono venuti bene. 5-6 anni fa era abbastanza difficile in Italia, ma ormai viene più gente, vale la pena tornare in Italia.