live in italy

25.02.2018
Menu Principale
Risorse
Murderletter
Nome:
Email:

 

online poker

SWFobject

Contenuto alternativo flash

È necessario aggiornare il tuo Flash Player

Get Adobe Flash player

FacebookMySpaceTwitterGoogle BookmarksLinkedinRSS Feed
Testament - The Formation Of Damnation (2008)
Scritto da Stefano   
Domenica 28 Gennaio 2018 09:30

Testament - The Formation Of Damnation (2008)

Per non rovinarmi il palato, non ho ascoltato il disco successivo al devastante The Gathering dei Testament. Ho amato quel disco tanto da farmi sorvolare bellamente First Strike Still Deadly del 2001 (anche perché è un disco con pezzi ri-registrati) per andare a inchiodarmi su questo The Formation Of Damnation del 2008, primo disco originale in studio.
Su The Formation Of Damnation c’è la reunion tanto sospirata con Skolnick e anche la sezione ritmica viene rinnovata e vede il ritorno di Greg Christian al basso, mentre alla batteria si siede Paul Bostaph.
Il disco, aperto da uno strumentale, parte subito forte con More Than Meets The Eye e poi prosegue con lo stesso piglio anche su The Eagle Has Landed. Il sound è sempre thrash, anche se l’evoluzione verso il sonorità più pesanti non viene dimenticata e, infatti, ecco che il sentimento di un grande mix delle epoche dei Testament si fa largo pochi minuti dopo aver iniziato l’ascolto.
The Formation Of Damnation (da ora TFOD) non è un brutto disco, anzi direi che è uno di quegli LP che ascolti ma selezionando i brani che ti acchiappano e stop.
Perché ne parliamo adesso su TheMurderInn? Perché questo è il decimo anniversario dalla nascita e perché mi è venuto in mente il verso more the meets the eyes” e, visto che mancava su TMI, ho deciso di colmare la lacuna.
Se vogliamo il problema è uno solo e, vi giuro, non posso giurare che non sia solo mio e dato dal recensire questo disco a così tanti anni di distanza: dopo qualche ascolto, e superato il colpo dato dall’adrenalina dei primi ascolti, TFOD mi sembra un lavoro che i Testament hanno prodotto (bene!) ma giocando sicuro (The Persecuted Don’t Forget picchia bene, ma sembra una traccia che richiama in maniera un po’ troppo smaccata The Gathering).
Ci sono anche episodi meno convincenti come la title track, Killing Season (moscia e bruttina) e in generale le ultime tracce del disco suonano come filler ben confezionati se paragonati ai primi brani di The Formation Of Damnation.
Questo LP è uscito con squilli di tromba e recensioni fantastiche, mi immaginavo le lacrime del recensore a prendere in mano il disco dei Testament dopo anni di silenzio e con l’ultima prova in studio un certo The Gathering.
A riascoltarlo oggi posso confermare che ci sono dei buoni brani ma su 11 canzoni quasi la metà non è granché (!!) e questo non gioca a favore della generale longevità di TFOD.
A volte bisognerebbe veramente aspettare un po’ di anni prima di prendere in mano un disco e recensirlo, giusto per evitare di vomitare su schermo paroloni che, anni e anni dopo, ti chiedi “ma veramente lo trovavo così spettacolare questo disco?“.