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SCHAMMASCH – MYSTIFIER – ROTTING CHRIST – INQUISITION (CIRCOLO COLONY – 29.10.16)
Scritto da Stefano   
Domenica 27 Novembre 2016 10:49

Due gruppi di casa in Italia (Rotting ChristInquisition) si mettono insieme per un tour a supporto delle rispettive fatiche discografiche e noi di TheMurderInn non potevamo mancare.
Il Circolo Colony, ormai, ci ha abituato a concerti di ottimo livello, con suoni molto buoni e band di spessore internazionale senza, per forza, andare a cercare i Metallica o i Maiden del caso. Band onestissime, con pedigree da vendere e voglia di spaccare, ecco la ricetta, a tutt’oggi vincente, del Circolo Colony di Brescia.

Il tour dei Rotting Christ + Inquisition è una pietanza troppo ghiotta per essere evitata. Fosse anche solo per la giornata perfetta (un sabato… giornata ideale per chi, come noi, si deve piazzare sul groppone almeno 400km fra andata e ritorno), la possibilità di essere presenti ad un concerto con un bill di questo livello ci ha ingolosito subito.
Perciò all’apertura delle porte ecco che i prodi emissari di TMI erano pronti per raccogliere impressioni (proprie) e sensazioni (proprie) della serata.

Aprono le danze gli svizzeri Schammasch. Band sconosciuta al sottoscritto, ma ben recensiti su portali importanti del metal in Italia. Ci posizioniamo in prima fila, che abbandoniamo solo verso la fine, e ascoltiamo. Non c’è niente da dire, questi svizzeri sono bravi forte. Hanno un fare teatrale che funziona e suoni che passano dalle dilatazioni e viaggi cosmici ad accelerazioni fulminee ed in linea con la foga black metal. Il mix è pericoloso, soprattutto in un locale piccolo e per band d’apertura: il rischio è quello di non essere abbastanza ficcanti e finire nel mescolone di suoni che non ti fa capire un cazzo. Cosa che non avviene per due ottimi motivi: dietro al mixer c’è qualcuno che ci capisce di suoni ed escono puliti e comprensibili; la band sa suonare e gestisce benissimo sia gli aspetti più eterei che le sfuriate.

Una cosa che ci ha colpito per tutta la serata è la velocità del cambio palco. Organizzazione ottima e alta professionalità, niente da dire.

Dopo gli svizzeri, ecco che arrivano i Mystifier. I brasiliani non indulgono in travestimenti o altro, vanno dritto al punto con una precisione di un bazooka. Croci invertite, bestemmie a piovere, blasfemia, sonorità taglienti e con un groove che ti inchioda e un mix death/black (con tanto di basi registrate che fanno tanto Necrophagia/Viking Crown per la loro totale ignoranza) che si fa ascoltare bene. Armando (il chitarrista) è un personaggio e tieni insieme la baracca con il bassista, preso com’era a suonare basso e tastiere contemporaneamente. Il risultato, a volte, finiva nella caciara completa, con errori e fuori tempo… ma il me ne fotto regnava sovrano e Satana sorrideva soddisfatto.

Cambio palco e salgono i Rotting Christ. C’è la folla delle grandi occasioni ad attenderli e il pubblico partecipa alla grande. Sakis & compagnia sentono che la serata è elettrica e ci mettono l’anima a suonare: più compassati i due fratelli Tolis (Sakis sa che ha il pubblico per sé e non gli interessa mettersi troppo in mostra), mentre Vagelis – basso- e George Emmanuel – chitarra solista – ci mettono l’anima fra headbanging e partecipazione con il pubblico. I greci pescano da molti dischi della loro, ampia, discografia ma sono in tour per promuovere Rituals e ne vengono eseguite diverse tracce. Una su tutte splende rispetto al disco: Apage Satana. Dal vivo l’aspetto ritualistico è incredibile e Sakis è il grande cerimoniere che, complice il carisma accumulato negli anni sul palco, gestisce il silenzio e il delirio del pubblico con polso fermo. Qualche estratto dal passato della band fa andare in delirio il pubblico (The Sign Of Evil ExistenceForest Of N’Gai e la conclusiva, sempre immensa, Non Serviam) ma è tutto il set che è solido e perfettamente eseguito. Persino le basi pre-registrate funzionano e non impastano il suono in maniera inutile, consentendo di eseguire tracce come Elthe Kyrie con buona resa).
Peccato solo per la mancanza di King Of The Stellar War, ma è un piccolo pegno da pagare al tempo tiranno.

Ultima band ed headliner di giornata, gli Inquisition. Avevamo mancato la band di Dagon quando era venuta in concerto a supporto dei Behemoth, ma questa volta, complice l’orario, possiamo posizionarci alla transenna e vedere all’opera il duo DagonIncubus. Anche i due colombiani-americani sono in giro a supporto dell’ultimo Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith e perciò la scaletta gira intorno ai pezzi nuovi, ma ci sono alcune ottimi ripescaggi dalla discografia passata. Il suono, probabilmente a causa delle molte tracce di chitarra che si sovrapponevano o qualche altra causa, diventa improvvisamente molto impastato quando il duo spinge sull’acceleratore (peccato che Ancient Monumental War Hymn si perda nel mischione iniziale). Dalla prima linea non si riesce a capire bene cosa stanno facendo e così, malvolentieri, ci dirigiamo verso il mixer per avere un suono più chiaro. Niente da fare, il problema persiste… ma almeno c’è più chiarezza nei brani e si sentono brani da Obscure Verse For The Multiverse Ominous Doctrines Of The Perpetual Mystical Macrocosm.
Una considerazione bisogna farla sugli Inquisition: dal vivo, almeno da questo live, ci guadagnano in aggressività (sono macchine da guerra e si fermano solo per pochissimi, rarefatti, momenti di comunione col pubblico) ma perdono quella componente da viaggio cosmico che hanno su disco. Lo so, l’effetto è difficilissimo da riproporre dal vivo, ma questa considerazione andava detta.